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	<title>Sportmediaset - Ce l’abbiamo con…</title>
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		<title>Scheletri nell’armadietto</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 11:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[spogliatoi vietati]]></category>
		<category><![CDATA[squadre]]></category>

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		<description><![CDATA[Fernando Alonso, pur dentro un anno difficile come questo, ha accettato volentieri, col sorriso, di diventare per qualche minuto collaboratore di Studio Sport XXL, presentando - seguito da una telecamera- tutti gli uomini che lavorano per lui alla Ferrari. Lo stesso ha fatto Valentino Rossi nel suo box. Bene. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/10/12/scheletri-nell%e2%80%99armadietto/juve/" rel="attachment wp-att-792"><img class="alignleft size-medium wp-image-792" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/10/juve-400x218.jpg" alt="" width="400" height="218" /></a>di Giorgio Terruzzi<br />
Fernando Alonso</strong>, pur dentro un anno difficile come questo, ha accettato volentieri, col sorriso, di diventare per qualche minuto collaboratore di <strong>Studio Sport XXL</strong>, presentando &#8211; seguito da una telecamera- tutti gli uomini che lavorano per lui alla <strong>Ferrari</strong>. Lo stesso ha fatto <strong>Valentino Rossi</strong> nel suo box. Bene. <span id="more-790"></span></p>
<p>Se provi a chiedere a un club del pallone una cosa del genere è come se chiedessi la luna. Al<strong> Milan</strong>, per esempio, di fronte alla richiesta di avere a disposizione un giocatore qualunque per illustrare lo spogliatoio di <strong>Milanello</strong> vuoto, presentando magazzinieri o fisioterapisti, rispondono che non è proprio possibile, figurarsi, perché è vietato riprendere un armadietto chiuso. “E’ la regola”.</p>
<p>Il problema si fa più complesso quando si cerca di valutare questo ferreo <strong>sistema di regole</strong> che governa il calcio. Un sistema di regole che ammette una serie svariata di insubordinazioni e capricci ma che si fa rigidissimo sulle sciocchezze. I giocatori “non parlano”, “non si prestano” salvo contratti, accordi, eccetera eccetera.</p>
<p>In compenso parlano moltissimo quando dovrebbero stare muti, in campo, per esempio, dove è lecito mandare al diavolo arbitri e avversari, dove è lecito <strong>simulare</strong>, <strong>fare scene di ogni genere</strong>, <strong>fingere</strong>, <strong>insultare</strong>. Si può, mai nessuno che metta una regola, un paletto, una sanzione. I paletti, del resto, ci sono già. Per impedire che una inquadratura contenga, ad esempio, un’anta chiusa in una stanza vuota.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Kobe e il provincialismo italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 14:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luca Budel Il caso Bryant sottolinea ancora una volta limiti e provincialismo dello sport italiano. Nella fattispecie parliamo della pallacanestro che ha perso occasioni d&#8217;oro per fare il salto di qualità, per entrare nel cuore dei tifosi. Al di là dei risultati il successo di una disciplina sportiva poggia su nomi e volti dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/09/30/kobe-e-il-provincialismo-italiano/los-angeles-lakers-v-atlanta-hawks-2/" rel="attachment wp-att-788"><img class="alignleft size-medium wp-image-788" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/09/bryant_atlanta1-400x262.jpg" alt="" width="400" height="262" /></a>di Luca Budel</strong></p>
<p>Il caso <strong>Bryant</strong> sottolinea ancora una volta limiti e provincialismo dello sport italiano. Nella fattispecie parliamo della pallacanestro che ha perso occasioni d&#8217;oro per fare il salto di qualità, per entrare nel cuore dei tifosi. Al di là dei risultati il successo di una disciplina sportiva poggia su nomi e volti dei personaggi che la praticano. Una volta c&#8217;erano <strong>Meneghin, Marzorati, Morse e Jura</strong>. Di recente l&#8217;ultima faccia in grado di &#8220;bucare&#8221; è stata quella di Pozzecco, che ha conquistato uno scudetto a Varese, che ha pure vinto un argento all&#8217;olimpiade.<span id="more-784"></span> Quanto ha investito su <strong>Pozzecco</strong> la pallacanestro italiana? Quasi zero, tant&#8217;è che è andato a giocare in <strong>Russia</strong>. Pensiamo a come <strong>Valentino Rossi</strong> sia stato capace di trasformare le moto in un fenomeno sociale. Fatte le debite proporzioni Pozzecco aveva gli stessi numeri. Oggi, chiusi nel loro provincialismo, con una visibilità prossima al nulla, la pallacanestro italiana non vuol capire che per avere un fenomeno come Bryant devi essere disposto a qualsiasi cosa, anche a modificare il calendario. Già perché Kobe Bryant ha il potenziale per riempire i palazzetti dello sport e innescare un effetto volano che potrebbe riportare i ragazzini a praticare il minibasket anziché giocare a pallone.  Invece c&#8217;è chi si oppone e tutto ciò mette grande tristezza.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Magnini riflesso di Fede</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 11:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[altri sport]]></category>
		<category><![CDATA[magnini]]></category>
		<category><![CDATA[nuoto]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luca Budel Ultima medaglia d&#8217;oro? Mondiali di Melbourne 2007, 100 stile libero la specialità. Poi Filippo Magnini si è trasformato in una comparsa di lusso nel panorama delle velocità in piscina. Tanto per dire quest&#8217;anno a Shanghai non è nemmeno entrato in finale. Quindi? Visto che le prestazioni in acqua sono quelle che sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/09/26/magnini-riflesso-di-fede/federica-pellegrini-festeggia-il-suo-23-compleanno/" rel="attachment wp-att-778"><img class="alignleft size-medium wp-image-778" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/09/9896177_small-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>di Luca Budel</strong><br />
Ultima medaglia d&#8217;oro? <strong>Mondiali di Melbourne</strong> <strong>2007</strong>, 100 stile libero la specialità. Poi <strong>Filippo Magnini</strong> si è trasformato in una comparsa di lusso nel panorama delle velocità in piscina. Tanto per dire quest&#8217;anno a <strong>Shanghai</strong> non è nemmeno entrato in finale. Quindi? Visto che le prestazioni in acqua sono quelle che sono senza grandi prospettive per il futuro, anche perché <strong>Magnini</strong> ha quasi trent&#8217;anni, meglio investire sull&#8217;immagine vivendo nel riflesso di una fidanzata decisamente più famosa e più in palla quando si tratta di avere a che fare con il cronometro. <span id="more-776"></span><br />
<strong>Magnini</strong> aveva già cercato anni fa di sfruttare i suoi successi in piscina cercando di sfondare in TV. Isola dei famosi il programma. Una partecipazione la sua che non lasciò il segno, anzi. Si trattò infatti di uno spartiacque tra il <strong>Filippo</strong> che vinceva e quello che stava per trasformarsi in comprimario di colleghi capaci di viaggiare comodamente sotto i 48 secondi sui 100 stile.</p>
<p>Magnini non ha più vinto ma la fidanzata famosa lo ha rilanciato prima nel mondo del gossip e ora in quello dello spettacolo. Ormai è come il prezzemolo, trovi il suo nome e le sue dichiarazioni ovunque. Meglio approfittare del momento prima che la gente si stanchi e inizi a considerarlo semplicemente come il fidanzato di <strong>Federica Pellegrini</strong>. Un riflesso, appunto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Avete rotto la Pelle</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 12:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luca Budel Con chi è fidanzata Federica Pellegrini? E chissenefrega! Parliamo d&#8217;altro, dei risultati, del numero esagerato di medaglie che la bionda porta a casa. Invece no. Messi da parte gli ori in numero di 2 riecco il solito gossip, disciplina che in Inghilterra va di brutto e le conseguenze estreme le vadiamo ora. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-772" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/07/29/avete-rotto-la-pelle/fed1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-772" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/07/fed1-400x228.jpg" alt="" width="320" height="182" /></a><strong>di Luca Budel</strong></p>
<p>Con chi è fidanzata<strong> Federica Pellegrini</strong>? E chissenefrega! Parliamo d&#8217;altro, dei risultati, del numero esagerato di medaglie che la bionda porta a casa. Invece no. Messi da parte gli ori in numero di 2 riecco il solito gossip, disciplina che in <strong>Inghilterra</strong> va di brutto e le conseguenze estreme le vadiamo ora. D&#8217;accordo gli atleti sono personaggi pubblici, ma nella professione esercitata &#8211; in acqua, sull&#8217;erba, in pista &#8211; hanno bisogno di una buona dose di tranquilità. <span id="more-768"></span></p>
<p>Invece eccoci ancora a trattare chi è fidanzato con chi o perché ha mollato quell&#8217;altro. Trattare dei risultati di una campionessa fuori dalla norma non è abbastanza? Sembra di no, purtroppo. Occorre vivisezionare la vita privata di una ragazza di anni 22 come se fossimo alle prese con gli 8 matrimoni di <strong>Liz Taylor</strong>. E&#8217; il momento di dire basta di lasciare ad altro e ad altri il gossip e pensare a<strong> Federica Pellegrini</strong> e a chi come lei vince &#8211; nonostante tutto e nonostante tutti &#8211; come un patrimonio dell&#8217;umanità, la nostra umanità che inseguendo lo scoop e altre stronzate del genere rischia di perdersi e di mettere il gossip sul fidanzato della Pellegrini allo stesso livello delle sue medaglie d&#8217;oro. Insomma basta!</p>
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		<title>Sconfitto, ma sempre vincente</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 11:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Calcio crudele. Come sempre. Una settimana fa tutti a esaltare il grande stratega Mourinho. Ora coro unanime a criticarlo.  Dopo la Coppa del Re, dopo il primo titulo dei blancos, c&#8217;era la coda di commenti positivi: &#8220;Bravo quel Mou che sa come creare problemi alla squadra più forte del mondo&#8221;, &#8220;Geniale l&#8217;idea della squadra senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-762" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/04/28/sconfitto-ma-sempre-vincente/jose-mourinho-josep-guardiola-cristiano-ronaldo/"><img class="alignleft size-medium wp-image-762" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/04/mou2-400x296.jpg" alt="" width="400" height="296" /></a>Calcio crudele. Come sempre. <strong>Una settimana fa tutti a esaltare il grande stratega Mourinho</strong>. Ora coro unanime a criticarlo.  Dopo la Coppa del Re, dopo il primo titulo dei blancos, c&#8217;era la coda di commenti positivi: &#8220;Bravo quel Mou che sa come creare problemi alla squadra più forte del mondo&#8221;, &#8220;Geniale l&#8217;idea della squadra senza centravanti!&#8221;, &#8220;Pepe davanti alla difesa l&#8217;idea vincente&#8221;, &#8220;Con l&#8217;Inter e col Real, è Mou l&#8217;anti-Guardiola&#8221;, questa la sintesi dei pensieri post-Valencia di buona parte della critica.<span id="more-760"></span></p>
<p>Tutto cancellato. In una settimana. Per 90 minuti. <strong>Mou improvvisamente normal one</strong>, Guardiola è la kriptonite per il Superman degli allenatori.</p>
<p>Viene criticato l&#8217;atteggiamento passivo della squadra, il possesso palla regalato totalmente agli avversari, <strong>l&#8217;oltraggio stilistico al Santiago Bernabeu</strong>, il tempio del gioco offensivo.</p>
<p>Invece, come una settimana prima,  Mourinho ha cercato di vincere la partita a scacchi con il dream team blaugrana con lo stesso atteggiamento tattico. <strong>Quella volta andò bene, stavolta si è inchinato davanti al risultato.</strong></p>
<p>Ma in 7 occasioni  su 14 della sua carriera ha dovuto affrontare il Barcellona con un uomo in meno durante la partita. Caso? Decidete voi&#8230;</p>
<p>Vado controcorrente: la cosa che mi ha dato più fastidio nei 90 minuti del clasico di Champions è<strong> stato l&#8217;atteggiamento di alcuni giocatori del Barcellona</strong>: la simulazione di Pedro sull&#8217;intervento di Arbeloa nel primo tempo ha ricordato quella di Busquets che l&#8217;anno scorso costò il rosso a Thiago Motta. L&#8217;assedio ringhioso all&#8217;arbitro subito dopo aveva un che di intimidatorio. Da censurare anche l&#8217;improbabile caduta in area dell&#8217;ineffabile Pedro- ancora lui- alla caccia del rigore sul contatto che non c&#8217;è con Marcelo.</p>
<p><strong>Altro che Mou, che non andrà in finale ma che battezza la sua avventura al Real con un Coppa del Re strappata ai nemici storici e con una semifinale di Champions</strong> dopo 6 (SEI) eliminazioni consecutive agli ottavi di una squadra che fino alla scorso era sicuramente molto meno speciale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché, perché? Risponditi da solo, Mou&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 11:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Dotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
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		<description><![CDATA[Perché? Perché? Perché? I “perché” di Josè Mourinho nella conferenza stampa post-clasico del Bernabeu sono già un must. Lui che piange e recrimina per arbitraggi sfavorevoli è un film già visto e rivisto. Ma c’è un altro “perché” grande grande che l’appassionato di calcio si sta domandando in queste ore: perché il Real Madrid, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-758" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/04/28/perche-perche-risponditi-da-solo-mou/jose-mourinho/"><img class="alignleft size-medium wp-image-758" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/04/mou-400x279.jpg" alt="" width="400" height="279" /></a>Perché? Perché? Perché? <strong>I “perché”  di Josè Mourinho nella conferenza stampa post-clasico del Bernabeu sono già un  must</strong>. Lui che piange e recrimina per arbitraggi sfavorevoli è un film già visto  e rivisto. Ma c’è un altro “perché” grande grande che l’appassionato di calcio  si sta domandando in queste ore: perché il Real Madrid, che un tempo – specie in  casa – faceva tremare tutti, adesso deve affrontare <strong>una semifinale di Champions  con il piglio della provinciale?</strong><span id="more-756"></span></p>
<p>Va bene l’ipertatticismo dello stratega Mou, va  bene che quelle europee sono sfide da giocarsi nell’arco dei 180 minuti, ma chi  ha un minimo di memoria storica ricorderà per esempio come il Real degli anni  Ottanta (quello, per inciso, che non vinse nemmeno una Coppa Campioni) prendeva  a pallate l’Inter (più volte), il Napoli o la  Juventus.</p>
<p><strong>All’epoca il Bernabeu provocava un  “miedo escenico”,</strong> un vero e proprio terrore in chi lo calcava da avversario.  Adesso, con Mou, il “miedo escenico” ha lasciato spazio alla più bieca  speculazione tattica: verrebbe da dire un <strong>&#8220;miedo oscenico&#8221; </strong>nel quale l’obiettivo massimo è diventato lo 0-0, per poi provare a  colpire (in contropiede) fuori casa. Purtroppo l’operazione ieri non è andata in  porto. L’espulsione di Pepe sarà materia di discussione infinita, le smorfie di  sfida di Mourinho al quarto uomo arricchiscono l’album fotografico di questo  istrione della panchina . Un grande, come ha dimostrato vincendo tutto con  l’Inter. Non un grandissimo, come sta dimostrando sulla panchina del Real:  perché se la più titolata squadra d’Europa (9 coppe Campioni contro le 7 del  Milan) non arriva almeno in finale è un fallimento. <strong>Sulla scia di quelli,  recenti, targati Manuel Pellegrini, Juande Ramos, Schuster e Fabio  Capello.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;italiana media</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 11:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[serie a]]></category>

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		<description><![CDATA[di Andrea Saronni Domenica pomeriggio, qualche minuto prima dell&#8217;inizio di Fiorentina-Juventus, la grafica televisiva ha provocato un sussulto della memoria, un curioso salto indietro nel tempo. Nella formazione iniziale della Signora, nove giocatori italiani e soli due stranieri (Krasic e Felipe Melo), come nei magnifici anni &#8217;80, quando il campionato più bello del mondo &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-752" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/04/19/litaliana-media/000_dv935901/"><img class="alignleft size-medium wp-image-752" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/04/000_DV935901-400x274.jpg" alt="" width="400" height="274" /></a></p>
<p>di <strong>Andrea Saronni</strong></p>
<p>Domenica pomeriggio, qualche minuto prima dell&#8217;inizio di <strong>Fiorentina-Juventus</strong>, la grafica televisiva ha provocato un sussulto della memoria, un curioso salto indietro nel tempo. Nella formazione iniziale della Signora<strong>, nove giocatori italiani e soli due stranieri (Krasic e Felipe Melo),</strong> come nei magnifici anni &#8217;80, quando il campionato più bello del mondo &#8211; e lo era sul serio &#8211; consentiva alle sue protagoniste due sole pescate dal mazzo del calcio mondiale.</p>
<p><span id="more-748"></span></p>
<p>Un revival dal sapore molto italiano, incorniciato poi in quella maglietta griffata tricolore che in questa primavera di celebrazioni ha mandato in pausa le gloriosissime strisce bianche e nere. <strong>Juventus uguale Italia, l&#8217;Italia del pallone siamo ancora e sempre noi, alla </strong>faccia di quelli che ci hanno scalzato dagli albi d&#8217;oro, dai grandissimi palcoscenici: la strategia, la politica della nuova Madama targata <strong>Andrea Agnelli-John Elkann</strong> è chiara ed è mutuata dalla <strong>Fiat</strong>, che ha battuto e sta battendo la strada del rilancio puntando molto sull&#8217;identificazione nazionale, sull&#8217;immagine di simbolo massimo del <strong>made in Italy</strong>.</p>
<p>Ma un conto è fare macchine e &#8211; soprattutto &#8211; fare comunicazione, un altro fare calcio. E piaccia o no, l&#8217;applicazione della logica italianista anche nella pianificazione tecnica della <strong>Juventus</strong> ha avuto un effetto boomerang. Tanti, troppi i giocatori presi dai nostri campi un po&#8217; spelacchiati: e poca attenzione all&#8217;estero, un po&#8217; per questioni di valutazione degli elementi che potevano interessare e un po&#8217; &#8211; anzi, un bel po&#8217; &#8211; per continuare a seguire la direzione<strong> ItalJuve</strong>. Fare nomi e cognomi di giocatori che, alla resa dei fatti, non si sono dimostrati (carta d&#8217;identità a parte) all&#8217;altezza delle aspettative è superfluo. Piuttosto, è meglio ragionare sulla semplice equazione tra un movimento - il nostro &#8211; in evidente difficoltà e in crisi tecnica da qualche anno e i <strong>24 giocatori sui 34 utilizzati</strong> dalla <strong>Juventus</strong> in questa stagione nati nei nostri confini.</p>
<p>Il flop della Juventus casereccia sta per sfociare in un nuovo mercato: tra i primi nomi abbinati al bianconero che verrà, <strong>Riccardo Montolivo</strong>: e va benissimo, per carità. Ma poi, sarebbe meglio scavalcare la staccionata e pescare con intelligenza e competenza da un mercato globale che ha fatto la fortuna di squadre che non dispongono nemmeno lontanamente dei budget juventini (esempio facile facile: l&#8217;Udinese). <strong>L&#8217;Inter campione d&#8217;Europa senza nostri giocatori ha dato fastidio a molti; l&#8217;autarchia juventina può provocare lo stesso effetto</strong>, oltre che rendere zero -almeno finora &#8211;  nei risultati. Qualcuno, nella stanza dei bottoni bianconeri, si ricordi che se la Juventus è stata per tantissimi anni l&#8217;orgoglio italiano negli stadi di tutto il mondo, è successo anche e soprattutto grazie ai vari <strong>Sivori, Charles, Platini, Boniek, Zidane, Nedved, Trezeguet .</strong> Si lasci un attimo da parte questo marketing, questa foia in tricolore che sta per esprimersi anche tramite le iconografie del nuovo stadio. <strong>La Juventus è la Signora, da sempre</strong>. Oggi è <strong>un&#8217;italiana media,</strong> e assai poco affascinante.</p>
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		<title>Buffon, Del Piero e Totti: Fate come Raul</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 13:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Dotto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo ancora negli occhi la partita di Raul a San Siro: l’ex bandiera del Real ci ha messo tecnica, cuore e sostanza ed è stato il principale protagonista della clamorosa vittoria dello Schalke 04 in casa dei campioni d’Italia, d’Europa e del Mondo. Onore al signor Raul Gonzalez Blanco, più noto semplicemente come Raul. Uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-740" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/04/08/buffon-del-piero-e-totti-fate-come-raul/raul/"></a><a rel="attachment wp-att-742" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/04/08/buffon-del-piero-e-totti-fate-come-raul/raul-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-742" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/04/raul1-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>Abbiamo ancora negli occhi la partita di <strong>Raul a San Siro</strong>: l’ex bandiera del <strong>Real</strong> ci ha messo tecnica, cuore e sostanza ed è stato il principale protagonista della clamorosa vittoria dello Schalke 04 in casa dei campioni d’Italia, d’Europa e del Mondo.<br />
Onore al signor <strong>Raul Gonzalez Blanco</strong>, più noto semplicemente come Raul. Uno che dopo 16 anni – dicansi 16 – di blanco vestito (idolo, stella, capitano, bandiera e chi più ne ha più ne metta) ha preso nella scorsa estate una decisione difficile ma da ammirare: rimettersi in discussione. A Madrid arrivava Mourinho, lui per evitare un triste crepuscolo tra campo e panchina ha preferito andarsene. Tra applausi e lacrime dei suoi tifosi, per di più scegliendo una squadra oggettivamente piccola come lo Schalke (solo una coppa Uefa nella sua bacheca internazionale) e una città come Gelsenkirchen oggettivamente brutta.<span id="more-738"></span>Nell’orticello di casa nostra lo spettacolo invece è diverso. Soprattutto per tre grandi reduci del Mondiale 2006 &#8211; <strong>Gigi Buffon, Alex Del Piero e Francesco Totti</strong> &#8211; che vivono realtà lontane anni luce da quella scelta così coraggiosa di Raul. Per peso tecnico e appartenenza generazionale i quattro hanno tantissimi punti in comune. Ma a differenza di Raul, i nostri recitano i ruoli, un po’ tristanzuoli, di sopportati (e supportati…) in casa.</p>
<p>Non ci vuol molto a capire che la nuova Juve di <strong>Andrea Agnelli e Beppe Marotta</strong> farebbe volentieri a meno del numero 1 e del numero 10 più amati degli ultimi lustri. Ma i due fanno catenaccio: chi (Buffon) si fa forte del contratto fino al 2013, chi (Del Piero) spalleggiato dal pubblico delle due curve cerca di raccattare l’ultimo buon contratto della sua carriera.<br />
Così anche a <strong>Trigoria</strong> e dintorni va il mondo per Totti: guai a chi lo tocca, se un allenatore lo mette minimamente in discussione sono guai, l’etere capitolino si scatena e il numero 10 giallorosso riconquista la titolarità sul campo (da centravanti, perché è lì che il Pupone vuole giocare) a scapito di possibili pericolosi competitors (un nome: <strong>Borriello</strong>).</p>
<p>La Juve di domani potrebbe tranquillamente presentarsi con Storari in porta e Matri-Quagliarella di punta. La Roma che verrà farebbe la sua porca figura con Borriello e Vucinic. Invece, niente… Perché alla fine Raul il Coraggio (con la maiuscola) di rimettersi in gioco lo ha trovato. Buffon, Del Piero e Totti, fino a prova contraria, no.</p>
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		<title>Cairo, che bluff di presidente</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 18:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Dotto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’annus horribilis 2011 – dove il Torino Fc chiude ingoloriosamente la classifica di Serie B, nel senso che ha fatto meno punti di tutte le 22 squadre cadette – il minacciato addio di Urbano Cairo potrebbe forse essere l’unica buona notizia. Forse, certo. Perché in quanto a “banfate” il patron del Toro più scalcinato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-736" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/03/21/cairo-che-bluff-di-presidente/torino-vs-livorno-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-736" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/03/cairo1-e1300731310603.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>Nell’annus horribilis 2011 – dove il<strong> Torino Fc</strong> chiude ingoloriosamente la classifica di <strong>Serie B</strong>, nel senso che ha fatto meno punti di tutte le 22 squadre cadette – il minacciato addio di Urbano Cairo potrebbe forse essere l’unica buona notizia. Forse, certo. Perché in quanto a “banfate” il patron del Toro più scalcinato e meno sanguignamente granata della storia è un vero numero uno. Giusto tredici mesi fa annunciava alla Stampa:<em> “Vendo il Toro”.</em> Poi si sa come è andata (e chi avesse dubbi può tranquillamente consultare la classifica della B per toglierseli…). <span id="more-732"></span><br />
Più dei numeri può la grottesca e sempre più disperata guida societaria del presidente. Che ormai ha superato come “mangia-allenatori” Zamparini se non fosse quasi blasfemo accostarlo a chi, comunque, è riuscito a portare e a tenere a lungo il <strong>Venezia</strong> in A e a rilanciare un Palermo mai così in alto nella sua storia. La paradossale sostituzione di Papadopulo dopo due giornate (e due sconfitte) è solo l’ultimo passo di Cairo verso il ridicolo. <em>“Non ha dato la scossa e ha sbagliato modulo”,</em> ha sentenziato il pres. Che al <strong>Toro</strong> e alla sua gente dovrebbe fare un monumento d’oro: prima di entrare nel mondo del pallone rilevando per poche migliaia di euro il titolo sportivo dai “lodisti”, quello di <strong>Urbano Cairo</strong> era nome noto solo in ambito pubblicitario-editoriale. Il suo faccione, insomma, era sconosciuto ai più. Con il Toro e grazie al Toro il presidente si è dato una bella visibilità. Ma in cambio non ha praticamente dato niente ai tifosi, esposti oggi ai risolini ironici di tutta Italia e anche di quella parte di Torino che certo avrebbe poco da ridere di questi tempi…</p>
<p>La cosa incredibile è che comunque – pur avendo battuto il record di sconfitte di fila in B (quattro) della storia granata – questo Toro ha ancora i mezzi e le potenzialità per risalire in <strong>Serie A</strong>. Anche se molti a questo punto preferirebbero un’altra stagione in Purgatorio per guadagnarsi il <strong>Paradiso</strong> di un Torino de-cairizzato.</p>
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		<title>Balotelli ha veramente rotto!</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 09:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Calathopoulos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[balotelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi sono preso una marea di insulti. Succedeva l&#8217;anno scorso, avevo provato a difendere Balotelli dopo non mi ricordo quale &#8220;balotellata&#8221;. I più furibondi erano i tifosi interisti. Io invitavo ad aspettarlo ancora, sostenevo la sua unicità, pensavo che fossimo di fronte ad un fuoriclasse, come tale geniale e un po&#8217; pazzo. Magari solo immaturo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-730" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/03/18/balotelli-ha-veramente-rotto/manchester-city-v-everton-premier-league/"><img class="alignleft size-medium wp-image-730" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/03/107704330_8-400x278.jpg" alt="" width="400" height="278" /></a>Mi sono preso una marea di insulti. Succedeva l&#8217;anno scorso, avevo provato a difendere <strong>Balotelli</strong> dopo non mi ricordo quale &#8220;balotellata&#8221;. I più furibondi erano i tifosi interisti. Io invitavo ad aspettarlo ancora, sostenevo la sua unicità, pensavo che fossimo di fronte ad un fuoriclasse, come tale geniale e un po&#8217; pazzo. Magari solo immaturo.<br />
Mi sbagliavo. Eccome mi sbagliavo. <strong>Balotelli</strong>, ha veramente rotto! Sapete cosa vi dico? Se fosse onesto smetterebbe di giocare a calcio. Sta prendendo tutti per i fondelli, questa è l&#8217;unica verità. Non delude mai. Nel senso che ad ogni partita non perde occasione per confermare tutto il peggio di sé.</p>
<p><span id="more-726"></span>Di cosa stiamo parlando? Di un fenomeno che decide le partite e che ogni tanto si lascia andare a qualche atteggiamento sopra le righe? Di <strong>Maradona</strong> o di <strong>Best</strong>? No, parliamo di un &#8220;mononeurone&#8221; (splendida definizione di Mourinho che quando fu coniata sembrava una dura provocazione, oggi appare un complimento) incapace di lottare contro il suo infantilismo e la sua deficienza .<br />
Deficienza nell&#8217;etimo puro, sia chiaro. Deficienza intesa come mancanza. Mancanza di cognizione che lo porta a fare un intervento come quello di ieri, mancanza di senso di responsabilità, mancanza delle qualità necessarie ad essere considerato un fuoriclasse, mancanza di senso di gratitudine e riconoscenza verso un allenatore (mancini) che lo ha voluto e che sta ripagando con niente, mancanza dei presupposti minimi per affrontare il mestiere di calciatore.</p>
<p>Chiedo umilmente a <strong>Prandelli</strong> di non chiamarlo in nazionale. Nella speranza che dimostri di meritare un giorno l&#8217;onore di indossare la maglia azzurra o, ipotesi probabilmente più fondata, che da qui alla prossima partita della nazionale abbia deciso di ritirarsi dal calcio per passare tutte le sue giornate sulle giostre.</p>
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