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	<title>Sportmediaset - Ce l’abbiamo con…</title>
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		<title>La provocazione è uguale per tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Pistocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torniamo indietro nel tempo: Berlino, 9 luglio 2006. La sera della finale mondiale, la sera di Italia-Francia. Zinedine Zidane, uno dei migliori calciatori del Mondo, reagisce con una testata ad una provocazione di Materazzi. Lo vede il guardalinee, o forse lo segnala il quarto uomo. Zidane viene espulso,  l’Italia vince il Mondiale. Il giorno dopo, nessuno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/05/09/la-provocazione-e-uguale-per-tutti/c_27_articolo_81634_immagineprincipale/" rel="attachment wp-att-836"><img class="alignleft size-full wp-image-836" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/05/C_27_articolo_81634_immagineprincipale.jpg" alt="" width="400" height="240" /></a>Torniamo indietro nel tempo: Berlino, 9 luglio 2006. La sera della finale mondiale, la sera di Italia-Francia. <strong>Zinedine Zidane, uno dei migliori calciatori del Mondo, reagisce con una testata ad una provocazione di Materazzi.</strong> Lo vede il guardalinee, o forse lo segnala il quarto uomo.</p>
<p>Zidane viene espulso,  l’Italia vince il Mondiale. Il giorno dopo, nessuno, non solo tra i giornalisti specializzati, ma neppure tra gli aspiranti italiani al Nobel perla Letteratura, che  sollevi il problema della <strong>provocazione di Materazzi: tutti a dire che no, non si deve reagire, soprattutto se sei un Campione</strong>, perché i bambini guardano, e  la reazione è sempre più grave della provocazione, e bla,bla,bla,bla….<span id="more-834"></span></p>
<p>Eppure  Zidane avrebbe potuto invocare qualche attenuante, specialmente se, come si dice, <strong>Materazzi avesse toccato le corde famigliari, oltretutto nei minuti finali di una partita emotivamente e fisicamente molto stressante</strong>. Invece nemmeno uno tra i nostri maestrini dal pensiero debole (Alfio Caruso perdoni la citazione)  prese le difese del fuoriclasse franco-algerino, in quella che rimane  una brutta faccenda, ma pur sempre tra calciatori, in partita.</p>
<p><strong>Sei anni dopo, 2 maggio 20</strong>12. L’allenatore della Fiorentina, <strong>Delio Rossi (52 anni)</strong>, l’uomo che rappresenta la società, l’uomo che ha la responsabilità tecnica e comportamentale di un gruppo di trenta giocatori, reagisce con incredibile violenza nei confronti di un suo giocatore, <strong>Adem  Ljajic (20 anni)</strong> che- sostituito- lo avrebbe <strong><em>secondo la ricostruzione dello stesso giocatore confidata al Corriere della Sera </em></strong>irriso ma non insultato. La scena fa il giro del mondo, Rossi viene esonerato in tempo reale.</p>
<p>Il  giorno dopo, mentre gran parte del mondo del calcio, pur dispiaciuto per Rossi, non può che condannarne il comportamento, spuntano, prima timidamente, poi sempre più aggressivi, i rappresentanti del partito “Ha fatto bene”. <strong>Ha fatto bene a dare due pugni in faccia a quel ragazzino arrogante, ha fatto bene perche’ i calciatori sono ricchi e viziati, ha fatto bene perche’ Ljajic aveva giocato male, ha fatto bene&#8230;</strong></p>
<p>Ha fatto bene? Ha fatto bene Delio Rossi, che dovrebbe essere un educatore, oltre che un allenatore e un dirigente, a reagire con la violenza  ad una offesa?  <strong>Non scherziamo, per favore</strong>.</p>
<p>Il mondo è pieno di violenti, di gente che, per un sorpasso, un parcheggio, una parola di troppo  tira fuori la pistola e spara. Tutta gente che sbaglia, e paga. E che nessuno giustifica.</p>
<p>Delio Rossi ha sbagliato, ha pagato e pagherà. <strong>Ha sbagliato da uomo, da allenatore e da dirigente.</strong></p>
<p>Da uomo perché un adulto non può mai, in nessun caso, reagire con la violenza alle parole di un ragazzino.</p>
<p><strong>Da allenatore perché il suo ruolo esige un comportamento che deve sempre essere responsabile</strong>, nei confronti del gruppo ma anche del pubblico. <strong>Da dirigente perché la scena da Far West che lo ha visto protagonista ha danneggiato gravemente l’immagine della società che paga il suo  stipendio</strong>. Lo sa anche lui, e sicuramente se ne dispiace. Ma, aldilà  dell’errore commesso, quello che non va è quello che è successo dopo. Il giorno dopo. Quando Rossi ha detto cose che, oggi, tutti smentiscono, non solo Ljajic. Invece di chiedere scusa.  E basta  Perché la provocazione, una  offesa  non è certo una motivazione valida. Una attenuante, certo, ma non di più.</p>
<p>Perché se così fosse Fabio Capello-mandato a quel paese da Cassano di fronte agli 80 mila dell’Olimpico-e Giovanni Trapattoni-al quale il brasiliano Edmundo riservò, proprio al Comunale, lo stesso trattamento- avrebbero sbagliato nel non reagire pubblicamente .</p>
<p>Il codice di Hammurabi-occhio per occhio, dente per dente- che presso gli Assiro-Babilonesi di fatto regolava le controversie con la cosidetta “Legge del Taglione”- non può  essere ancora attuale in un mondo che ha visto l’avvento di Gesù Cristo e Gandhi, e tantomeno nel mondo dello Sport.</p>
<p>E se qualcuno pensa il contrario, cominci a chiedere scusa a Zidane: <strong>le provocazioni sono uguali per tutti. O no? </strong></p>
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		<title>Chelsea, la vittoria dei mediocri</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 15:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[champions league]]></category>
		<category><![CDATA[chelsea]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maurizio Pistocchi Il grande segreto del Calcio, e del fascino che esercita, da sempre, su miliardi di persone, uomini, donne e  bambini, di etnia e estrazione sociale differenti, sta probabilmente  nel suo essere una straordinaria allegoria della Vita. E proprio come nella vita ci sono  gioie e  dolori, buoni e cattivi, onesti e disonesti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Maurizio Pistocchi</strong></p>
<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/04/25/chelsea-la-vittoria-dei-mediocri/c_27_photogallery_6370_listphoto_itemphoto_8_immagine/" rel="attachment wp-att-830"><img class="alignleft size-medium wp-image-830" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/04/C_27_photogallery_6370_listphoto_itemPhoto_8_immagine-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a>Il grande segreto del Calcio</strong>, e del fascino che esercita, da sempre, su miliardi di persone, uomini, donne e  bambini, di etnia e estrazione sociale differenti, sta probabilmente  <strong>nel suo essere una straordinaria allegoria della Vita.</strong></p>
<p>E proprio come nella vita ci sono  gioie e  dolori, buoni e cattivi, onesti e disonesti, generosi e  egoisti, e non sempre i migliori fanno carriera, anche nel calcio può accadere che i <strong>piu’ bravi di sempre-il Barcellona di Pep Guardiola-siano eliminati dalla Champions League dal mediocre Chelsea di Di Matteo</strong>.</p>
<p><img src="http://controcampo.sportmediaset.it/wpmu/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />E, proprio come nella vita di ogni giorno,  che questa eliminazione scateni la gioia dei poveri di spirito, sicuramente felici di poter ammirare, nella finale di Monaco, la grande qualità di giuoco espressa dai Blues. <strong>In fondo, contenti  di condividere la miseria altrui.</strong></p>
<p>Perché, aldilà di ogni analisi tecnica e tattica, un dato è indiscutibile:  nelle due partite, <strong>tra Chelsea e Barcellona , c’è stato un abisso.</strong></p>
<p>Un abisso di qualità e quantità, di idee e mentalità, di spettacolo e di coraggio.</p>
<p><strong>Il Barcellona ha tirato in porta 47 volte, il Chelsea 8</strong>. Il Barcellona ha colpito 4 pali , ha sbagliato un rigore, ha avuto il predominio del giuoco con un possesso-palla del 75 %. Il Chelsea si è rifiutato di giuocare sin dal 1^ minuto della gara di Stamford Bridge.</p>
<p>E, a chi parla di coraggio,  di giuoco da bambini contrapposto al calcio degli uomini, o di un Messi mediocre, occorre ricordare che il coraggio ce l’ha chi prende dei rischi, e che il giuoco da bambini ha portato agli azulgrana 14 titoli su 16 competizioni disputate, e <strong>a perdere solo due volte nelle ultime 63 partite</strong> :  dovrebbe essere sufficiente anche  per chi  commenta solo il risultato.</p>
<p>Quanto a Messi, che non è un robot , rimane nettamente il miglior giocatore del Mondo: in una serata di scarsa brillantezza, si crea una occasione dopo due minuti (destro sul fondo), serve a Iniesta il pallone del2 a0,  a Fabregas il triangolo che porta al rigore, che lui stesso sbaglia colpendo la traversa, e centra un clamoroso palo alla sinistra di Cech.</p>
<p>Tutto questo in una situazione tattica difficilissima, con un muro di dieci giocatori –prima, poi, dopo l’espulsione di Terry, 9-davanti alla porta difesa da Cech : q<strong>ualcun altro avrebbe saputo e potuto fare meglio?</strong>  Partendo dal presupposto che il giuoco del Barca non prevede il cross , ma si basa sul possesso-palla , le triangolazioni, il fraseggio ravvicinato e sulla tecnica individuale nell’uno contro uno, possiamo dire che al Camp Nou non abbiamo visto tutto questo? Oppure che il giuoco è stato quello di sempre, e che è mancata solo un po’ di fortuna?  Certo possiamo anche rilevare che Puyol , all’andata, e Mascherano-due volte-al ritorno, hanno fatto, in fase difensiva, errori evitabilissimi e determinanti .</p>
<p>Ma possiamo –e dobbiamo-dire anche che questo Barcellona riconcilia chi ama il calcio con quello che questo sport dovrebbe essere, e che<strong> lo spettacolo di tecnica e di coraggio che Guardiola e i suoi ci hanno regalato in questi anni ( e anche ieri sera) merita qualcosa di piu’ di titoli come “Capolinea di un ciclo “ o “La rivincita del catenaccio”</strong>. John Galbraith , che fu consigliere di John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon, disse una volta: “La storia va sempre avanti, anche quando sembra esserci un ritorno al passato”.</p>
<p><strong> Per questo  il futuro è sicuramente ancora del Barcellona</strong>, della sua masia, il settore giovanile che sforna campioni, e del calcio creativo di Pep Guardiola. Che ha gia’ fattola Storia, è gia’ nella Storia.</p>
<p>Al Chelsea e a Di Matteo, onesto e fortunato, solo la Vittoria consegnerà un piccolo capitolo nel grande libro scritto da altri.</p>
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		<title>Gasperini capro espiatorio</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 10:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Calathopoulos</dc:creator>
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		<category><![CDATA[mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[All’epoca del Tempio di Gerusalemme, il giorno dell’espiazione, due capri, assieme ad un toro, venivano portati sul luogo del sacrifico. Uno dei due veniva estratto a sorte e bruciato sull’altare sacrificale assieme al toro. Il secondo diventava il “capro espiatorio”. Il sacerdote poneva le sue mani sulla testa del capro e confessava i peccati del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/03/28/gasperini-capro-espiatorio/inter-vs-roma/" rel="attachment wp-att-818"><img class="alignleft size-medium wp-image-818" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/03/9991948_small-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>All’epoca del <strong>Tempio di Gerusalemme</strong>, il giorno dell’espiazione, due capri, assieme ad un toro, venivano portati sul luogo del sacrifico. Uno dei due veniva estratto a sorte e bruciato sull’altare sacrificale assieme al toro. Il secondo diventava il “capro espiatorio”. Il sacerdote poneva le sue mani sulla testa del capro e confessava i peccati del popolo d’Israele. Quindi il capro veniva portato via, lontano, nella natura selvaggia assieme ai peccati del popolo d’Israele e infine gettato da una rupe.</p>
<p>In senso figurato, il “capro espiatorio” è qualcuno a cui vengono attribuite tutte le responsabilità per una certa situazione. La ricerca del capro espiatorio, che nella storia ha conosciuto derive preoccupanti (i negri, gli ebrei, i disabili, gli omosessuali, le streghe ecc.) è un atto irrazionale, liberatorio: trovando il capro espiatorio si pensa di aver trovato la causa di tutti i mali, ci si assolve e si continua come se niente fosse.<span id="more-816"></span></p>
<p>Il presidente dell’<strong>Inter Moratti</strong>, dopo l’ennesimo cambio d’allenatore, ha trovato il capro espiatorio della fallimentare stagione nerazzurra. “ La colpa per il disastro della stagione è di <strong>Gasperini</strong>: ha rovinato tutto, ha tolto la grinta all’ambiente. Siamo partiti così male che dopo era difficile rialzarsi.” Con tutto il rispetto per il presidente, come si può affermare una cosa del genere? Gasperini è stato esonerato il 21 settembre, l’arrivo di Ranieri è stato salutato come l’avvento del Messia. L’aggiustatore, si diceva, avrebbe rimesso le cose a posto. E dopo la serie trionfale, al termine della quale si tornava addirittura a parlare velatamente di possibilità dell’Inter di rientrare nella lotta per il titolo, i commenti erano di altra natura. L’inter c’è, si diceva, guardiamo con ottimismo al futuro, siamo rientrati in carreggiata. Improvvisamente a quella serie ne è seguita un’altra diametralmente opposta. Colpa di Gasperini, esonerato da tempo? Fine delle qualità taumaturgiche di <strong>Ranieri</strong>? Semplice sfortuna, annata storta, come si continua a sentire nelle interviste? O piuttosto precise responsabilità di chi ha sbagliato clamorosamente la programmazione della ricostruzione della squadra?</p>
<p>Tutta colpa di Gasperini, dice Moratti. Troppo facile. Se prendi un allenatore come Gasperini, lo devi supportare, devi credere nei suoi metodi e nella sua volontà di insegnare calcio, ha senso solo se hai in mente un progetto di rinnovamento e non la gestione della fine di un ciclo di campioni. Invece, dal primo momento, Moratti non ha mai nascosto che Gasperini non fosse la prima scelta e alle prime difficoltà lo ha affondato pubblicamente. Altro che difesa del proprio allenatore e delle proprie idee. Cosa l’ha preso a f are se non era convinto?<br />
La società non ha preso un solo giocatore chiesto dal tecnico, gli aveva promesso che Eto’o sarebbe rimasto e sappiamo come è finita, non ha proceduto al rinnovamento di una rosa ormai sfibrata e vecchia, si è crogiolata nel mito degli straordinari successi ottenuti.</p>
<p>L’Inter ha scritto in questi anni la storia del nostro calcio e tutti i veri appassionati di questo sport si sono alzati in piedi ad applaudire. Dire che la situazione in cui si trova l’Inter oggi è tutta colpa di Gasperini è sbagliato, ridicolo e pericoloso: trovato il capro espiatorio, ci si assolve e si pensa che si possa andare avanti così.</p>
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		<title>Nicchi forte con i deboli</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 17:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Calathopoulos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avete mai sentito il Signor Nicchi Marcello, dire ad Agnelli, Moratti o Galliani:”Sono problemi suoi”? Impossibile. Per fare il forte con i forti ci vuole una predisposizione e un coraggio che in pochi hanno. Il Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri non ce l’ha. Dopo lo scempio compiuto a San Siro una settimana fa, davanti alle rimostranze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/03/05/nicchi-forte-con-i-deboli/nicchicollinalapresse/" rel="attachment wp-att-812"><img class="alignleft size-medium wp-image-812" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/03/nicchicollinalapresse-400x267.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a>Avete mai sentito il <strong>Signor Nicchi Marcello</strong>, dire ad Agnelli, Moratti o Galliani:”Sono problemi suoi”? Impossibile. Per fare il forte con i forti ci vuole una predisposizione e un coraggio che in pochi hanno. Il Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri non ce l’ha. Dopo lo scempio compiuto a San Siro una settimana fa, davanti alle rimostranze del Milan per il gol non visto, Nicchi si è affrettato a dire:” Siamo addolorati, dobbiamo riflettere.” La svista clamorosa dei suoi uomini rischia di decidere la lotta per lo scudetto e di orientare i destini della stagione di due super potenze del nostro calcio. Bene, cosa fa Nicchi? Ammette l’errore, si fa pecorella, si dice addolorato, insomma si scusa. <span id="more-810"></span>Lo stesso trattamento, penserete, il Presidente dell’Aia Nicchi Marcello, lo riserverà a tutti, è ovvio, è naturale. Non si possono fare figli e figliastri. D’altra parte i dirigenti delle società calcistiche e le istituzioni devono essere responsabili, non alimentare le polemiche e aiutare gli arbitri. Ed è proprio quello che fa il Presidente del <strong>Parma Tommaso Ghirardi</strong>, uno che ha messo nella società una cinquantina di milioni frutto del lavoro suo e della sua famiglia, non soldi virtuali, fotocopiati, uno che il Parma lo ha salvato dal fallimento dandogli un futuro. Cosa fa Ghirardi? Dopo aver subito nelle ultime due partite torti inimmaginabili che avrebbero scatenato una rivoluzione se fossero capitati ad una delle grandi del nostro campionato, dà alla squadra la linea del silenzio per non alimentare polemiche, accetta l’orrore che ha subito sul campo cercando di aiutare le istituzioni, insomma smorza i toni ma si lascia scappare un innocente:” Sono rimasto deluso da Nicchi e Braschi, dopo quello che è successo a Genova mi aspettavo almeno una telefonata.”</p>
<p>Una telefonata in cui Nicchi avrebbe dovuto ringraziare il presidente del Parma per il suo atteggiamento prendendolo ad esempio. Sapete cosa ha risposto oggi il signor Nicchi Marcello al presidente del Parma Ghirardi dopo che ieri arbitro e guardalinee hanno confezionato un delitto perfetto, compiendo una serie di errori clamorosi che hanno regalato al Napoli una vittoria che lo stesso Mazzarri ha definito immeritata? “Ghirardi deluso da Nicchi e Braschi? E’ un problema suo.” Questo ha detto oggi il signor Nicchi Marcello.</p>
<p>Secondo noi è un problema nostro. Nicchi, intendo dire. Nostro. Di noi che il calcio lo seguiamo per lavoro o per passione. La maleducazione e la strafottenza contenuti in quel “è un problema suo” sono la fotografia fedele di quello che non vorremmo che fossero i dirigenti delle istituzioni del nostro calcio. Tutti siamo fallibili, ed eccome se lo sono Nicchi e Braschi, ma almeno avere la decenza dell’autocritica e un atteggiamento di rispetto uguale per tutti è una pretesa che dobbiamo reclamare a gran voce.</p>
<p>Nicchi la prossima volta che Galliani, Agnelli o Moratti si lamenteranno degli arbitri avrà il coraggio di dire:” Siete insoddisfatti del nostro operato? E’ un problema vostro “? Ce lo auguriamo. Intanto che si allena nell’arduo percorso che porta dalla pecorella al lupo, abbia almeno la decenza di tacere. Ghirardi, Percassi, Pozzo, Cellino, Mezzaroma, Campedelli e via via tutti gli altri che non siano Galliani, Moratti e Agnelli sono abituati ad essere cornuti. Ma anche “mazziati” è francamente troppo…</p>
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		<title>Roma 2020, Giochi proibiti</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 17:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[altri sport]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luca Budel Olimpiade a Roma? No grazie, anche se il progetto non era male. Insomma il governo ha voluto addolcire la supposta indirizzata al comitato organizzatore sottolineando giustamente che, visto il momento difficile, garantire con i soldi dei cittadini un progetto ancora di là da venire sarebbe stato qualcosa di vicino a uno schiaffo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/02/14/roma-2020-giochi-proibiti/consiglio-dei-ministri/" rel="attachment wp-att-802"><img class="alignleft size-medium wp-image-802" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/02/10335746_medium-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>di Luca Budel</strong></p>
<p>Olimpiade a Roma? No grazie, anche se il progetto non era male. Insomma il governo ha voluto addolcire la supposta indirizzata al comitato organizzatore sottolineando giustamente che, visto il momento difficile, garantire con i soldi dei cittadini un progetto ancora di là da venire sarebbe stato qualcosa di vicino a uno<strong> schiaffo alla miseria</strong>. D’altronde la lezione dei grandi eventi sportivi organizzati in Italia l’abbiamo imparata tutti. <span id="more-800"></span><strong>Nel 1990 abbiamo ospitato i mondiali di calcio</strong> e oggi siamo alle prese con una situazione stadi da terzo mondo che solo la <strong>Juventus</strong> ha risolto investendo su un impianto di proprietà. <strong>L’Olimpiade invernale di Torino</strong> ha creato un dignitoso numero di cattedrali nel deserto colorato di bianco. Dov’è finito chi garantiva lo sfruttamento della pista da bob e dei trampolini per il salto anche negli anni a venire? Boh! <strong>E il famoso indotto? Mistero fitto</strong>. I <strong>mondiali di nuoto organizzati a Roma nel 2009</strong> sono roba di piccolo cabotaggio se paragonati ai giochi olimpici, eppure anche lì è dovuta intervenire la magistratura.</p>
<p>Insomma a parte la difficile situazione economica è evidente che <strong>l’Italia non ha la maturità sufficiente e l’onestà di fondo per garantire l’organizzazione di un grande evento in quanto tale</strong> senza pensare sempre e comunque a fare la cresta, <strong>senza che un preventivo a quota 100 si moltiplichi sempre e comunque fino a 500</strong>.</p>
<p>Sarei stato contro le candidature di qualsiasi città italiana perché anche <strong>Milano</strong>, per esempio, ha altri problemi. <strong>Come l’Expo del 2015</strong> senza contare linee della metropolitana che esistono solo sui disegni. <strong>Trattasi di rigore</strong> ed è quello che manca per pensare di organizzare già da oggi un evento in programma nel 2020. Se <strong>Monti</strong> avesse firmato la lettera di garanzia il comitato organizzatore aveva già previsto un investimento di <strong>42 milioni di euro</strong> per l’attività promozionale. <strong>Ottanta miliardi di vecchie lire</strong> per raccontare al mondo che Roma sarebbe stato il luogo ideale per ospitare l’Olimpiade.</p>
<p>Nel frattempo a <strong>Roma restano impianti incompiuti e già in rovina</strong> come le <strong>vele di Calatrava</strong>. In realtà di vela a Tor Vergata ce n’è una sola. L’impianto doveva essere pronto per i celeberrimi <strong>mondiali di nuoto del 2009</strong>. Il 14 febbraio del 2012 trattiamo ancora con un monumento a metà e del tutto inutile. Naturalmente il preventivo si è gonfiato nei mesi come il lievito della pizza. Insomma vien da dire <strong>grazie a Mario Monti</strong> e alla sua dolce supposta.</p>
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		<title>Scheletri nell’armadietto</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 11:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[spogliatoi vietati]]></category>
		<category><![CDATA[squadre]]></category>

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		<description><![CDATA[Fernando Alonso, pur dentro un anno difficile come questo, ha accettato volentieri, col sorriso, di diventare per qualche minuto collaboratore di Studio Sport XXL, presentando - seguito da una telecamera- tutti gli uomini che lavorano per lui alla Ferrari. Lo stesso ha fatto Valentino Rossi nel suo box. Bene. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/10/12/scheletri-nell%e2%80%99armadietto/juve/" rel="attachment wp-att-792"><img class="alignleft size-medium wp-image-792" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/10/juve-400x218.jpg" alt="" width="400" height="218" /></a>di Giorgio Terruzzi<br />
Fernando Alonso</strong>, pur dentro un anno difficile come questo, ha accettato volentieri, col sorriso, di diventare per qualche minuto collaboratore di <strong>Studio Sport XXL</strong>, presentando &#8211; seguito da una telecamera- tutti gli uomini che lavorano per lui alla <strong>Ferrari</strong>. Lo stesso ha fatto <strong>Valentino Rossi</strong> nel suo box. Bene. <span id="more-790"></span></p>
<p>Se provi a chiedere a un club del pallone una cosa del genere è come se chiedessi la luna. Al<strong> Milan</strong>, per esempio, di fronte alla richiesta di avere a disposizione un giocatore qualunque per illustrare lo spogliatoio di <strong>Milanello</strong> vuoto, presentando magazzinieri o fisioterapisti, rispondono che non è proprio possibile, figurarsi, perché è vietato riprendere un armadietto chiuso. “E’ la regola”.</p>
<p>Il problema si fa più complesso quando si cerca di valutare questo ferreo <strong>sistema di regole</strong> che governa il calcio. Un sistema di regole che ammette una serie svariata di insubordinazioni e capricci ma che si fa rigidissimo sulle sciocchezze. I giocatori “non parlano”, “non si prestano” salvo contratti, accordi, eccetera eccetera.</p>
<p>In compenso parlano moltissimo quando dovrebbero stare muti, in campo, per esempio, dove è lecito mandare al diavolo arbitri e avversari, dove è lecito <strong>simulare</strong>, <strong>fare scene di ogni genere</strong>, <strong>fingere</strong>, <strong>insultare</strong>. Si può, mai nessuno che metta una regola, un paletto, una sanzione. I paletti, del resto, ci sono già. Per impedire che una inquadratura contenga, ad esempio, un’anta chiusa in una stanza vuota.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Kobe e il provincialismo italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 14:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luca Budel Il caso Bryant sottolinea ancora una volta limiti e provincialismo dello sport italiano. Nella fattispecie parliamo della pallacanestro che ha perso occasioni d&#8217;oro per fare il salto di qualità, per entrare nel cuore dei tifosi. Al di là dei risultati il successo di una disciplina sportiva poggia su nomi e volti dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/09/30/kobe-e-il-provincialismo-italiano/los-angeles-lakers-v-atlanta-hawks-2/" rel="attachment wp-att-788"><img class="alignleft size-medium wp-image-788" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/09/bryant_atlanta1-400x262.jpg" alt="" width="400" height="262" /></a>di Luca Budel</strong></p>
<p>Il caso <strong>Bryant</strong> sottolinea ancora una volta limiti e provincialismo dello sport italiano. Nella fattispecie parliamo della pallacanestro che ha perso occasioni d&#8217;oro per fare il salto di qualità, per entrare nel cuore dei tifosi. Al di là dei risultati il successo di una disciplina sportiva poggia su nomi e volti dei personaggi che la praticano. Una volta c&#8217;erano <strong>Meneghin, Marzorati, Morse e Jura</strong>. Di recente l&#8217;ultima faccia in grado di &#8220;bucare&#8221; è stata quella di Pozzecco, che ha conquistato uno scudetto a Varese, che ha pure vinto un argento all&#8217;olimpiade.<span id="more-784"></span> Quanto ha investito su <strong>Pozzecco</strong> la pallacanestro italiana? Quasi zero, tant&#8217;è che è andato a giocare in <strong>Russia</strong>. Pensiamo a come <strong>Valentino Rossi</strong> sia stato capace di trasformare le moto in un fenomeno sociale. Fatte le debite proporzioni Pozzecco aveva gli stessi numeri. Oggi, chiusi nel loro provincialismo, con una visibilità prossima al nulla, la pallacanestro italiana non vuol capire che per avere un fenomeno come Bryant devi essere disposto a qualsiasi cosa, anche a modificare il calendario. Già perché Kobe Bryant ha il potenziale per riempire i palazzetti dello sport e innescare un effetto volano che potrebbe riportare i ragazzini a praticare il minibasket anziché giocare a pallone.  Invece c&#8217;è chi si oppone e tutto ciò mette grande tristezza.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Magnini riflesso di Fede</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 11:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[altri sport]]></category>
		<category><![CDATA[magnini]]></category>
		<category><![CDATA[nuoto]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luca Budel Ultima medaglia d&#8217;oro? Mondiali di Melbourne 2007, 100 stile libero la specialità. Poi Filippo Magnini si è trasformato in una comparsa di lusso nel panorama delle velocità in piscina. Tanto per dire quest&#8217;anno a Shanghai non è nemmeno entrato in finale. Quindi? Visto che le prestazioni in acqua sono quelle che sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/09/26/magnini-riflesso-di-fede/federica-pellegrini-festeggia-il-suo-23-compleanno/" rel="attachment wp-att-778"><img class="alignleft size-medium wp-image-778" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/09/9896177_small-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>di Luca Budel</strong><br />
Ultima medaglia d&#8217;oro? <strong>Mondiali di Melbourne</strong> <strong>2007</strong>, 100 stile libero la specialità. Poi <strong>Filippo Magnini</strong> si è trasformato in una comparsa di lusso nel panorama delle velocità in piscina. Tanto per dire quest&#8217;anno a <strong>Shanghai</strong> non è nemmeno entrato in finale. Quindi? Visto che le prestazioni in acqua sono quelle che sono senza grandi prospettive per il futuro, anche perché <strong>Magnini</strong> ha quasi trent&#8217;anni, meglio investire sull&#8217;immagine vivendo nel riflesso di una fidanzata decisamente più famosa e più in palla quando si tratta di avere a che fare con il cronometro. <span id="more-776"></span><br />
<strong>Magnini</strong> aveva già cercato anni fa di sfruttare i suoi successi in piscina cercando di sfondare in TV. Isola dei famosi il programma. Una partecipazione la sua che non lasciò il segno, anzi. Si trattò infatti di uno spartiacque tra il <strong>Filippo</strong> che vinceva e quello che stava per trasformarsi in comprimario di colleghi capaci di viaggiare comodamente sotto i 48 secondi sui 100 stile.</p>
<p>Magnini non ha più vinto ma la fidanzata famosa lo ha rilanciato prima nel mondo del gossip e ora in quello dello spettacolo. Ormai è come il prezzemolo, trovi il suo nome e le sue dichiarazioni ovunque. Meglio approfittare del momento prima che la gente si stanchi e inizi a considerarlo semplicemente come il fidanzato di <strong>Federica Pellegrini</strong>. Un riflesso, appunto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Avete rotto la Pelle</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 12:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luca Budel Con chi è fidanzata Federica Pellegrini? E chissenefrega! Parliamo d&#8217;altro, dei risultati, del numero esagerato di medaglie che la bionda porta a casa. Invece no. Messi da parte gli ori in numero di 2 riecco il solito gossip, disciplina che in Inghilterra va di brutto e le conseguenze estreme le vadiamo ora. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-772" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/07/29/avete-rotto-la-pelle/fed1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-772" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/07/fed1-400x228.jpg" alt="" width="320" height="182" /></a><strong>di Luca Budel</strong></p>
<p>Con chi è fidanzata<strong> Federica Pellegrini</strong>? E chissenefrega! Parliamo d&#8217;altro, dei risultati, del numero esagerato di medaglie che la bionda porta a casa. Invece no. Messi da parte gli ori in numero di 2 riecco il solito gossip, disciplina che in <strong>Inghilterra</strong> va di brutto e le conseguenze estreme le vadiamo ora. D&#8217;accordo gli atleti sono personaggi pubblici, ma nella professione esercitata &#8211; in acqua, sull&#8217;erba, in pista &#8211; hanno bisogno di una buona dose di tranquilità. <span id="more-768"></span></p>
<p>Invece eccoci ancora a trattare chi è fidanzato con chi o perché ha mollato quell&#8217;altro. Trattare dei risultati di una campionessa fuori dalla norma non è abbastanza? Sembra di no, purtroppo. Occorre vivisezionare la vita privata di una ragazza di anni 22 come se fossimo alle prese con gli 8 matrimoni di <strong>Liz Taylor</strong>. E&#8217; il momento di dire basta di lasciare ad altro e ad altri il gossip e pensare a<strong> Federica Pellegrini</strong> e a chi come lei vince &#8211; nonostante tutto e nonostante tutti &#8211; come un patrimonio dell&#8217;umanità, la nostra umanità che inseguendo lo scoop e altre stronzate del genere rischia di perdersi e di mettere il gossip sul fidanzato della Pellegrini allo stesso livello delle sue medaglie d&#8217;oro. Insomma basta!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sconfitto, ma sempre vincente</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 11:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Brandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[espulso]]></category>
		<category><![CDATA[mourinho]]></category>
		<category><![CDATA[pedro]]></category>
		<category><![CDATA[real madrid]]></category>

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		<description><![CDATA[Calcio crudele. Come sempre. Una settimana fa tutti a esaltare il grande stratega Mourinho. Ora coro unanime a criticarlo.  Dopo la Coppa del Re, dopo il primo titulo dei blancos, c&#8217;era la coda di commenti positivi: &#8220;Bravo quel Mou che sa come creare problemi alla squadra più forte del mondo&#8221;, &#8220;Geniale l&#8217;idea della squadra senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-762" href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2011/04/28/sconfitto-ma-sempre-vincente/jose-mourinho-josep-guardiola-cristiano-ronaldo/"><img class="alignleft size-medium wp-image-762" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2011/04/mou2-400x296.jpg" alt="" width="400" height="296" /></a>Calcio crudele. Come sempre. <strong>Una settimana fa tutti a esaltare il grande stratega Mourinho</strong>. Ora coro unanime a criticarlo.  Dopo la Coppa del Re, dopo il primo titulo dei blancos, c&#8217;era la coda di commenti positivi: &#8220;Bravo quel Mou che sa come creare problemi alla squadra più forte del mondo&#8221;, &#8220;Geniale l&#8217;idea della squadra senza centravanti!&#8221;, &#8220;Pepe davanti alla difesa l&#8217;idea vincente&#8221;, &#8220;Con l&#8217;Inter e col Real, è Mou l&#8217;anti-Guardiola&#8221;, questa la sintesi dei pensieri post-Valencia di buona parte della critica.<span id="more-760"></span></p>
<p>Tutto cancellato. In una settimana. Per 90 minuti. <strong>Mou improvvisamente normal one</strong>, Guardiola è la kriptonite per il Superman degli allenatori.</p>
<p>Viene criticato l&#8217;atteggiamento passivo della squadra, il possesso palla regalato totalmente agli avversari, <strong>l&#8217;oltraggio stilistico al Santiago Bernabeu</strong>, il tempio del gioco offensivo.</p>
<p>Invece, come una settimana prima,  Mourinho ha cercato di vincere la partita a scacchi con il dream team blaugrana con lo stesso atteggiamento tattico. <strong>Quella volta andò bene, stavolta si è inchinato davanti al risultato.</strong></p>
<p>Ma in 7 occasioni  su 14 della sua carriera ha dovuto affrontare il Barcellona con un uomo in meno durante la partita. Caso? Decidete voi&#8230;</p>
<p>Vado controcorrente: la cosa che mi ha dato più fastidio nei 90 minuti del clasico di Champions è<strong> stato l&#8217;atteggiamento di alcuni giocatori del Barcellona</strong>: la simulazione di Pedro sull&#8217;intervento di Arbeloa nel primo tempo ha ricordato quella di Busquets che l&#8217;anno scorso costò il rosso a Thiago Motta. L&#8217;assedio ringhioso all&#8217;arbitro subito dopo aveva un che di intimidatorio. Da censurare anche l&#8217;improbabile caduta in area dell&#8217;ineffabile Pedro- ancora lui- alla caccia del rigore sul contatto che non c&#8217;è con Marcelo.</p>
<p><strong>Altro che Mou, che non andrà in finale ma che battezza la sua avventura al Real con un Coppa del Re strappata ai nemici storici e con una semifinale di Champions</strong> dopo 6 (SEI) eliminazioni consecutive agli ottavi di una squadra che fino alla scorso era sicuramente molto meno speciale.</p>
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