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	<title>Sportmediaset - Ce l’abbiamo con…</title>
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		<title>Pistorius, le verità nascoste</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 15:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Franchetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non se ne salva uno, in questo 2013 che si riprende tutti i suoi eroi e ci risputa le lische di pesci inghiottiti voracemente. Prima Lance Armstrong, l’uomo che ha vinto la lotta contro il cancro. Quindi Cipollini, il nostro jet a due ruote. Infine Pistorius, quello che aveva corso più veloce del suo destino. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2013/02/19/le-verita-nascoste/pisto/" rel="attachment wp-att-956"><img class="alignleft size-medium wp-image-956" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2013/02/pisto-400x289.jpg" alt="" width="400" height="289" /></a>Non se ne salva uno, in questo <strong>2013</strong> che si riprende tutti i suoi eroi e ci risputa le lische di pesci inghiottiti voracemente. Prima<strong> Lance Armstrong</strong>, l’uomo che ha vinto la <strong>lotta contro il cancro</strong>. Quindi <strong>Cipollini</strong>, il nostro jet a due ruote. Infine <strong>Pistorius</strong>, quello che aveva corso più veloce del suo destino. <strong>Il punto di rottura è la pistola. L’omicidio. Quello di contatto è il doping, la menzogna.</strong> E’ una favola che finisce con il lupo che si ingurgita Cappuccetto Rosso. Qui non si vive felici e contenti. Qui, semmai, si finisce in un tunnel senza più luci della ribalta. Un posto dove si era e non si è più.<span id="more-954"></span> <strong>Pistorius come Armstrong</strong>, gente da ergastolo dello sport, assassini della fiducia. Ogni altra considerazione è niente. Non conta, ha il peso di una piuma su anime gonfie come fegati malati. <strong>Il cancro non si vede più ma c’è ancora</strong>. Solo che uccide più velocemente, spazzando via ricordi e parole, successi e ammirazione, lasciandoci affogare in un mare di lacrime.</p>
<p><strong>Piange Armstrong</strong> nel salotto apparecchiato artificialmente da<strong> Ophra Winfrey</strong>. <strong>Piange Pistorius</strong>, composto e ben vestito di fronte al giudice di <strong>Pretoria</strong> che lo condannerà per omicidio. Dovessimo rinascere cento volte, continueremmo a non immaginare un finale così. Continueremmo a berci le loro verità fasulle, a scrivere delle loro imprese, a credere alle loro bugie. Pistorius che si nasconde nel cappuccio della felpa mentre gli agenti lo portano in carcere non sembra un uomo in grado di tenersi dentro un segreto così terrificante.</p>
<p><strong>Pistorius che tiene gli anabolizzanti in casa</strong> – notizia da confermare, sia chiaro – dopo aver pubblicamente condannato i dopati in più occasioni invece lo è. Perché ci ha preso in giro per una vita e può farlo ancora. Senza nemmeno capire che chi vince barando, è con la vita che bluffa.</p>
<p>Lance e Pistorius &#8211; <strong>sette Tour de France il primo</strong> e una manciata di <strong>medaglie paralimpiche il secondo</strong> – ci hanno fatto credere che con lo sport, a volte, ci si può riscattare di fronte alle vigliaccate della vita. Ora sappiamo che non è vero, che ci hanno solo ingannato. Indossavano maschere pensando che non si vedesse il ghigno. E invece si vede, si vede eccome. Anche quando, come oggi, è un ghigno così triste da far piangere.</p>
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		<title>Ora i somari possono ragliare</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 12:13:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Paolo Liguori Alla fine, hanno esonerato Zeman: un gruppo di impiegati e funzionari del calcio italiano ha gettato la sua testa in pasto ad una campagna di informazione che- temevano- sarebbe arrivata presto a chiedere conto del loro pessimo operato. Hanno guadagnato tempo, perché i Somari, pazzi di gioia per la vittoria, raglieranno per un po&#8217; contro Zeman e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Paolo Liguori</strong></p>
<p>Alla fine, hanno esonerato Zeman: <strong>un gruppo di impiegati e funzionari del calcio italiano</strong> ha gettato la sua testa in pasto ad una campagna di informazione che- temevano- sarebbe arrivata presto a chiedere conto del loro pessimo operato.</p>
<p>Hanno guadagnato tempo, perché <strong>i Somari</strong>, pazzi di gioia per la vittoria, <strong>raglieranno per un po&#8217; contro Zeman</strong> e il suo calcio impossibile. È&#8217; la vittoria del realismo contro i sognatori, gli illusi? Neanche per sogno, il contratto di Zeman era servito a coprire in fretta le magagne dell&#8217;anno scorso, il suo esonero quelle di quest&#8217;anno.</p>
<p>Pensateci bene: l&#8217;esonero di un allenatore è usato in genere per dare una sferzata ad una squadra pigra, questa volta è stato usato per<strong> lanciare un segnale ai peggiori</strong>, quelli che detestano il lavoro il doppio allenamento, i ritiri. Basta guardare il Capitano, che ha seguito il Boemo con un gruppo di giovani (anche Pjanic, dipinto per settimane falsamente come scontento) e si è trovato in una forma strepitosa. <strong>Quelli che hanno esonerato Zeman l&#8217;anno scorso volevano mettere in pensione Totti.</strong> Ricordate? O i Somari vi hanno rubato anche la memoria?</p>
<p>Tutti ripetono sempre che contano i risultati, ma fingono di dimenticare che i risultati nel calcio sono sempre il prodotto di tre componenti: <strong>la società, l&#8217;allenatore, la squadra.</strong> Ora, la società è un disastro da due anni. I tifosi dovrebbero aver paura di una Roma in mano ai nani che hanno liquidato Zeman.</p>
<p>La Roma ha costruito il capolavoro di raddoppiare tutto. <strong>Due proprietà (gli americani e Unicredito)</strong>; due direttori (Baldini e Sabatini); due amministratori delegati (Fenucci e Zanzi); due avvocati plenipotenziari (Baldissoni e Tonucci). Due di tutto, in un mondo che per funzionare deve avere un solo comandante in capo.</p>
<p><strong>Adesso avremo anche il doppio allenatore, perché  Andreazzoli,</strong> uno dei sette-ottocento simili che il calcio offre nelle serie minori e nelle giovanili, sarà affiancato da Muzzi ( e Zago). Un manicomio, con i giornali che preannunciano Panucci ( naturalmente affiancato, perché non ha il patentino). Di un simile disastro programmato si può chiedere conto a Zeman? Lui è l&#8217;unico del quale sappiamo tutto.</p>
<p>La squadra, poi, è un rebus, come sempre quando manca il padrone. Anche la squadra negli ultimi anni ha costruito due Capitani: Totti e De Rossi. Due uomini, due mondi diversi: del primo sappiamo tutto, sul campo e fuori. Del secondo si parla moltissimo ma negli ultimi anni ha dato alla Roma meno di quanto vale.</p>
<p><strong>Colpa di Zeman? Raccontatela ai turisti di passaggio,</strong> ai lettori distratti. La crisi di Daniele è cominciata tre anni fa, sia sul piano personale che su quello tecnico. Da allora ha perso serenità e continuità. Ma è sempre colpa di qualcun altro. Intanto, il suo ingaggio è il più alto,  il 50 per cento più alto di quello di Balotelli ( 6 contro 4) e, al netto di Zeman,  il paragone e&#8217; pesante. Per farla breve, la Roma ha una forte caratura tecnica, ma una disponibilità umana troppo scarsa.</p>
<p>Per risollevarla, ci vorrebbe uno come Zeman, un cambiamento vero. <strong>Peccato che sia stato impallinato dagli orrendi funzionari del regime di Trigoria.</strong> E noi, i tifosi? La decisione ci ha avvilito, il modo ci ha indignato. <strong>Zeman ci manca. </strong></p>
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		<title>Striscioni: trovate i colpevoli!</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 16:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Francesco Vecchi Ricorro alla statistica. Sperare che tra le 40, 50, 60 mila persone che popolano uno stadio non ci sia nemmeno un manipolo di imbecilli, è da stupidi o comunque troppo ottimisti. Ce l’ho con chi, di fronte agli striscioni su Speziale, su Superga, su Arcidiacono, si riempie la bocca di inutile retorica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesco Vecchi</strong></p>
<p>Ricorro alla statistica. Sperare che <strong>tra le 40, 50, 60 mila persone</strong> che popolano uno stadio<strong> non ci sia nemmeno un manipolo di imbecilli, è da stupidi o comunque troppo ottimisti</strong>. Ce l’ho con chi, di fronte agli striscioni su Speziale, su Superga, su Arcidiacono, si riempie la bocca di inutile retorica. Ho già sentito troppe volte chiedersi “dove finirà il nostro calcio”, parlare di “immagine in declino”, ricorrere all’esempio degli altri paesi come fossero paradisi terrestri. E poi non fare nulla. <span id="more-944"></span></p>
<p><strong>Dà soddisfazione, lo so, questo moralismo a basso costo: fa sentire meglio.</strong> Ma non risolve le cose. Bisogna partire dalla consapevolezza che gli imbecilli esistono, qui come altrove. <strong>Vanno accerchiati</strong> e resi innocui.</p>
<p><strong>Punto primo: come hanno fatto quegli striscioni a entrare nello stadio?</strong></p>
<p><strong>Punto secondo: ho visto il mondiale di formula uno risolversi con una foto ad alta definizione, perché non si può usare la stessa tecnologia?</strong></p>
<p>La Fia ha utilizzato l’HD per trovare la bandiera verde che potesse confermare la regolarità del sorpasso di Vettel. Nel calcio, l’HD viene usato solo per far spendere qualche soldo in più agli abbonati. <strong>Si usi invece anche per mappare le fotografie di ogni spettatore.</strong> Dopo ogni coro razzista, dopo ogni striscione stupido, basterà ingrandire, vedere in faccia chi è responsabile e<strong> lasciarlo fuori la volta successiva.</strong></p>
<p>Se pensiamo che quel manipolo di presunti tifosi <strong>si dia una regolata da soli, è dura dire chi è più imbecille: noi o loro?</strong></p>
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		<title>Pato, arrivederci e grazie</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 11:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Calathopoulos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arrivederci e grazie. Quando un giocatore dice:”Adesso arriva il mio procuratore e devo parlare con lui perché voglio giocare di più”, mi sale il sangue alla testa. E come dire, mi hai fatto uno sgarbo, adesso lo dico alla mamma e ti faccio vedere io. Arrivederci e grazie di niente, Pato.  Grazie dovresti dirlo tu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/11/22/pato-arrivederci-e-grazie/pato-2/" rel="attachment wp-att-942"><img class="alignnone size-medium wp-image-942" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/11/pato1-393x300.jpg" alt="" width="393" height="300" /></a><strong>Arrivederci e grazie.</strong> Quando un giocatore dice:”Adesso arriva il mio procuratore e devo parlare con lui perché voglio giocare di più”, <strong>mi sale il sangue alla testa.</strong> E come dire, mi hai fatto uno sgarbo, adesso lo dico alla mamma e ti faccio vedere io. Arrivederci e grazie di niente, Pato. <span id="more-938"></span></p>
<p><strong> Grazie dovresti dirlo tu al Milan e agli allenatori che si sono alternati su quella panchina</strong>  per aver creduto in te, averti insegnato a diventare un giocatore, aspettato per gli infiniti mesi che sei stato fuori per infortunio.</p>
<p>Non era colpa tua, ci mancherebbe, ma neanche del Milan e allora adesso cosa vuoi? Lo dico al mio procuratore che ci pensa lui… <strong>Come se Allegri o un altro allenatore al suo posto si divertisse a lasciare fuori un giocatore in forma</strong>, decisivo, capace di risolvere le partite. Non ti viene il sospetto che dopo l’ennesimo, lungo infortunio, la strada per raggiungere una condizione accettabile sia ancora lunga? <strong>Che il tuo impiego vada centellinato</strong>, come tra l’altro dimostrato ieri (nuovo allarme per un fastidio al muscolo da accertare)?</p>
<p>Che in questo momento tu non sia un giocatore affidabile e che in una partita da dentro o fuori come quella con l’Anderlecht la scelta sia caduta, giustamente, su altri?</p>
<p><strong>Nessuno mette in discussione le qualità potenziali di Pato</strong>; nessuno sostiene che si diverta ad infortunarsi ma da qui a dire che può permettersi di dire adesso lo dico al mio procuratore ce ne passa! Il Milan non ha bisogno di consigli ma se ci fosse una sola possibilità di realizzare un buon affare vendendo Pato, credo che sarebbe la soluzione migliore per tutti. <strong>Voglio giocare di più! Ma per favore….</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cavani fuori dal Pallone d&#8217;oro? Vergogna!</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2012 12:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Calathopoulos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai, su, il Pallone non è una roba seria. In molti lo pensano da anni, ma quello che è successo, anzi che succederà, il prossimo 9 gennaio sarà la pietra tombale su un riconoscimento che fa acqua da tutte le parti. Cosa succederà? Che Cavani non potrà vincerlo perché non è stato inserito nemmeno nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dai, su, il Pallone non è una roba seria</strong>. In molti lo pensano da anni, ma quello che è successo, anzi che succederà, il prossimo 9 gennaio sarà la pietra tombale su un riconoscimento che fa acqua da tutte le parti. Cosa succederà? Che <strong>Cavani non potrà vincerlo perché non è stato inserito nemmeno nella rosa</strong>, anzi il rosone, dove ci sono cani e porci, dei 50 candidati. <span id="more-934"></span></p>
<p><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/11/09/cavani-fuori-dal-pallone-doro-vergogna/cavani/" rel="attachment wp-att-936"><img class="alignnone size-medium wp-image-936" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/11/cavani-400x283.jpg" alt="" width="400" height="283" /></a>Certo, Schweinsteinger, Lahm o Gomez nel Bayern che non ha vinto un tubo sono eroi che meritano la nomination; o Fabregas, Dani Alves e Sanchez nel Barcellona, Casillas, Ozil e Khedira nel Real; poi troviamo alla rinfusa Sneijder nel peggior anno dell’inter, quello passato, Klose, Silva, Eto’o, Aguero, Suarez, Falcao e vi sto dicendo i migliori.<strong> Perché la lista è infinita, 50 nomi, appunto, e ci potete trovare di tutto. Meno Edinson Cavani.</strong> Un fenomeno assoluto, uno dei pochi top player in giro per il mondo in grado di cambiare il destino di una squadra. Lui non c’è, <strong>nessuno dei parrucconi di France Football si è accorto di lu</strong>i. Eppure sono almeno 3 anni che gioca e segna ad un ritmo impressionante. Con magie e invenzioni meravigliose. Insomma non fa il compitino appoggiando il pallone in rete. Crea gol indimenticabili ed ha un rapporto partite giocate-gol segnati altissimo. In più è una brava persona, un giocatore onesto, altri requisiti fondamentali per poter ambire a vincere il  Pallone d’oro.</p>
<p><strong>Che non possa nemmeno parteciparvi, che non sia nemmeno stato preso in considerazione è uno scandalo, una vergogna assoluta.</strong> Che scredita il premio (uso la minuscola) e ne sporca la (discutibile) tradizione.</p>
<p>Chi lo vincerà il prossimo quest’anno? <strong>A questo punto non me ne frega proprio niente.</strong></p>
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		<title>Squalifiche senza un senso</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2012 17:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Calathopoulos</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[serie a]]></category>

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		<description><![CDATA[Per commentare la sentenza, bisogna conoscere le motivazioni che hanno portato il Tnas a ridurre la squalifica di Conte. Saranno rese pubbliche nei prossimi giorni. In attesa, sorge insopprimibile una considerazione: le squalifiche agli allenatori, così come sono congeniate oggi, sono ridicole. Il caso Conte ha portato alla luce in tutta la sua evidenza questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/10/05/squalifiche-senza-un-senso/juventus-vs-parma-serie-a-tim-20122013/" rel="attachment wp-att-926"><img class="alignleft size-medium wp-image-926" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/10/10846061_small-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>Per commentare la sentenza, bisogna conoscere le motivazioni che hanno portato il Tnas a ridurre la <strong>squalifica di Conte</strong>. Saranno rese pubbliche nei prossimi giorni. In attesa, sorge insopprimibile una considerazione: le squalifiche agli allenatori, così come sono congeniate oggi, sono ridicole. Il caso Conte ha portato alla luce in tutta la sua evidenza questo fatto.<span id="more-924"></span></p>
<p>Riflettete: <strong>da mesi si parla solo del luogo da cui l’allenatore bianconero vedrà la partita,</strong> di come potrà essere tutelata la sua incolumità fisica, se darà ordini via telefono a <strong>Carrera</strong> in panchina, se non lo farà lui allora chi lo farà, se è meglio che stia in albergo (d’altra parte lo aveva già fatto <strong>Mourinho</strong> una volta) anziché andare allo stadio causando tutta una serie di problemi anche diplomatici tra le società e così via. Dal momento che non può parlare lui, ma non ci riferiamo più a Conte, diciamo in generale <strong>l’allenatore squalificato</strong>, che senso ha mandare un vice o un vice del vice che tanto dicono un paio di banalità delle quali si può fare tranquillamente a meno?</p>
<p><strong>La Juventus stravince anche senza Conte in panchina perché Conte continua ad allenarla durante la settimana. </strong>Questo è il punto. Se un allenatore può continuare a fare il suo vero lavoro, che è quello di allenare la squadra durante la settimana e, alla fine, può comunicare con la panchina in mille modi durante la partita, <strong>che senso ha la squalifica?</strong></p>
<p>Se la sanzione deve essere afflittiva, come ogni pena, all’allenatore squalificato non dovrebbe essere concesso di andare al campo d’allenamento a fare il suo lavoro. Questo dovrebbe valere tanto per le squalifiche lunghe quanto per quelle brevi. <strong>Prendi un turno di squalifica perché hai mandato al diavolo l’arbitro? Bene, la settimana successiva te ne stai a casa</strong>, vai in vacanza con tua moglie, guardi la tv, leggi 3 libri o vai a fare shopping.</p>
<p>Prendi 3 mesi di squalifica? Allunghi le tue vacanze, leggi 30 libri o spendi una fortuna in acquisti in giro per negozi. Ma non alleni. Solo così paghi veramente per quello che hai fatto. A meno di non considerare una squalifica ad un allenatore una sorta di pagliacciata, una presa in giro per tutti, una robetta di facciata che non incide nella sostanza.</p>
<p><strong>A questo punto vorrei vedere Conte in panchina già da domenica,</strong> vorrei sentirlo parlare al posto di <strong>Filippi</strong> alla vigilia (per non innescare nuove polemiche sulla mancanza di rispetto ai media ed ai tifosi), vorrei sentire cosa pensa della prestazione della sua squadra, che ha allenato in settimana e teleguidato dalla tribuna, dopo la partita.</p>
<p>Qualcuno faccia qualcosa, tutto questo è ridicolo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Roma, la rivoluzione è un&#8217;utopia</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2012 10:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Cherubini A parole tutti bravi. Anzi, fenomeni. Alla Roma la cultura della sconfitta produce effetti meravigliosi. Walter Sabatini, copiando Franco Baldini cinque mesi dopo i 4 gol presi a Lecce, afferma dopo i 4 rimediati sabato a Torino: &#8220;Abbiamo sopravvalutato alcuni giocatori&#8221;. La rivoluzione di mercato mandata a quel Paese in un niente. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/10/01/roma-la-rivoluzione-e-unutopia/pallotta/" rel="attachment wp-att-920"><img class="alignnone size-full wp-image-920" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/10/pallotta.jpg" alt="" width="400" height="240" /></a>di Marco Cherubini</strong></p>
<p><strong>A parole tutti bravi. Anzi, fenomeni</strong>. Alla Roma la cultura della sconfitta produce effetti meravigliosi. Walter Sabatini, copiando Franco Baldini cinque mesi dopo i 4 gol presi a Lecce, afferma dopo i 4 rimediati sabato a Torino: &#8220;Abbiamo sopravvalutato alcuni giocatori&#8221;. La rivoluzione di mercato mandata a quel Paese in un niente. E poi Zeman: &#8220;I giocatori non fanno quello che gi chiedo, non mi seguono&#8221;. Dopo 3 mesi di lavoro intenso, una dichiarazione di fallimento preoccupante. In mezzo i giocatori, che per voce di <strong>De Rossi, bacchettano chi, come Zeman, aveva parlato di scudetto.</strong><span id="more-918"></span></p>
<p>Ecco la Roma, un anno dopo.  Stesso copione, stesse incongruenze, stessi problemi, stesse tribolazioni.</p>
<p><strong>L’anno di Luis Enrique – un magnifico errore, per dirla alla Baldini</strong> – è passato invano. Zeman l’aziendalista, sembra aver accettato una squadra non sua. Anche se poi viene da chiedersi se mettere cinque giocatori fuori ruolo come a Torino – tanti erano i giallorossi allo Juventus Stadium – sia un nobile tentativo di far quadrare il cerchio, o piuttosto<strong> una involuzione che a 65 anni, e dopo un campionato di serie B fantastico con i giovani del Pescara, non può essere esclusa a priori.</strong></p>
<p><strong>Mercoledi arriva nella capitale James Pallotta (<em>nella foto</em>), il vero padrone della Roma insieme alla Banca Unicredit.</strong> Lui sta a Boston, la banca lavora – da sempre – con soldi non suoi. Il sospetto forte che dietro il progetto per un calcio diverso, alla Roma manchi il proprietario che, pagando, pretende. Comportamenti, risultati, impegno, zero-polemiche, logicità nelle scelte, disponibilità a pagare, professionalmente, se si sbaglia.</p>
<p>La comune giallorossa ha necessità di un capo vero, assoluto, indiscutibile. <strong>Ha bisogno di un ordine che faccia fruttare il lavoro di professionisti tutti stipendiati: dall’a.d. Fenucci all’ultimo dei massaggiatori, passando per direttori generali, sportivi, staff tecnico e giocatori.</strong></p>
<p>La rivoluzione giallorossa è un’utopia. Serve praticità. Prima Luis Enrique, ora Zeman. Al tavolo del campionato la Roma punta sempre forte e lontano dalla normalità, ma <strong>i tifosi, adesso, hanno nostalgia di un briciolo di semplicità</strong>. Impegno, giocatori nel proprio ruolo e quella voglia di fare senza la quale non vai da nessuna parte. Dall’Asturia alla Boemia, il viaggio fantastico della Roma americana rischia di perdersi un’altra volta. E l’Atalanta arrabbiata all&#8217;ora di pranzo all&#8217;Olimpico potrebbe complicare già alle idi di ottobre il nuovo, annunciatissimo, progetto romanista.</p>
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		<title>Inter, sei ancora un&#8217;ipotesi</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2012 14:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Longhi</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[inter]]></category>
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		<category><![CDATA[stramaccioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A tutto c’è un limite, anche alla pazienza. Quella dei tifosi nerazzurri che di fronte all’ennesimo flop casalingo sfogano sonoramente, a  suon di fischi, la loro rabbia, la loro delusione. Impossibile e ingiusto dare loro torto. L’Inter è ancora un’ipotesi, un teorema ben lontano dall’essere dimostrato sul campo, nonostante Stramaccioni sostenga di aver visto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/09/24/inter-sei-ancora-unipotesi/inter-milan-serie-a/" rel="attachment wp-att-916"><img class="alignnone size-medium wp-image-916" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/09/strama-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>A tutto c’è un limite, anche alla pazienza</strong>. Quella dei tifosi nerazzurri che di fronte all’ennesimo flop casalingo sfogano sonoramente, a  suon di fischi, <strong>la loro rabbia, la loro delusione</strong>.</p>
<p>Impossibile e ingiusto dare loro torto. L’Inter è ancora un’ipotesi, un teorema ben lontano dall’essere dimostrato sul campo, nonostante Stramaccioni sostenga di aver visto la miglior prestazione interna della sua squadra.</p>
<p><span id="more-914"></span>Anche Mourinho , nei primi giorni della sua gestione sulla panca nerazzurra, fingeva di vedere soltanto cose buone e difficilmente accettava le critiche. Ma quell’Inter aveva in canna i colpi letali (come il futuro avrebbe poi puntualmente dimostrato) che questa non ha. <strong>E soprattutto ora manca un filo conduttore</strong> a presindere dalle estemporanee giocate che possono far cambiare il risultato, ma non il copione di una partita.</p>
<p>E’ fin troppo evidente-in attesa di Palacio- che la manovra d’attacco con due mezze punte come Cassano-tra l’altro ieri spesso ispiratissimo-e Sneijder-costringe Milito a svariare spesso sugli esterni per riuscire a toccare un pallone.</p>
<p>Con l’inevitabile conseguenza che nell’area avversaria  non si butta nessuno dei centrocampisti, men che meno l’impaurito, indeciso e impreciso<strong> Guarin, assolutamente il peggiore in campo</strong>.</p>
<p>Con 3 attaccanti poco disposti al sacrificio e con il colombiano assente ingiustificato, soffre il centrocampo anche perché il trio Rosina, Calaio’, Ze Eduardo, allargandosi a ventaglio, costringe gli esterni Ngatomo e Pereyra a limitare  le loro sortite offensive.</p>
<p>Normale, se ti chiami Inter e giochi in casa contro il “piccolo” Siena <strong>che qualche palla gol arrivi</strong>, ma non è normale che appena ti sbilanci un po’ di più per riuscire a vincere finalmente una partita nel tuo stadio (fuori casa ovviamente la musica è diversa) l’avversario ti possa infilare con irrisoria facilità.</p>
<p>E non pensiamo che l’ipotizzata difesa a tre possa essere la panacea contro questi mali di stagione. Insomma i problemi e i demeriti sono li davanti agli occhi di tutti. <strong>Tuttavia è giusto riconoscere anche i meriti del Sien</strong>a-mai vittorioso in passato contro l’inter-al quale Cosmi –alla maniera di Wess e Dori Ghezzi-ha già saputo dare un corpo e un’anima.</p>
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		<title>Zeman vittima del virus giallorosso</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2012 17:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marco Cherubini Dalla lotta scudetto alla depressione. La Roma zemaniana riavvolge il nastro della memoria e torna indietro di 13 anni, alle due stagioni in giallorosso del boemo, quando c’erano gioie e tanti dolori. Ma allora, a guardar bene, c’era una squadra garibaldina, votata all’attacco e ad una difesa estrema nella tattica del fuorigioco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/09/16/zeman-vittima-del-virus-giallorosso/roma-bologna/" rel="attachment wp-att-912"><img class="alignleft size-medium wp-image-912" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/09/zeman-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>di Marco Cherubini</strong></p>
<p>Dalla lotta scudetto alla depressione. <strong>La Roma zemaniana riavvolge il nastro della memoria e torna indietro di 13 anni,</strong> alle due stagioni in giallorosso del boemo, quando c’erano gioie e tanti dolori. Ma allora, a guardar bene, c’era una squadra garibaldina, votata all’attacco e ad una difesa estrema nella tattica del fuorigioco, quasi assurda. Contro il Bologna no.</p>
<p><span id="more-910"></span>Contro il Bologna, in vantaggio per 2 a 0, la Roma prima s’è seduta con presunzione e spocchia – nella ripresa un colpo di testa di Totti e un tiro di Tachsidis e poco altro – e soprattutto ha incassato 2 gol con la difesa schierata.</p>
<p><strong>La terza rete poi è stata frutto di un fantozziano autoscontro tra giocatori esperti come Burdisso e Stekelenburg</strong>. Finisce sulla graticola Piris, paraguagio per cui la diagonale difensiva è un mistero gaudioso. Sacrosanta e tardiva la sua sostituzione. Ma anche la spinta offensiva con l’attesissimo Destro (deludente assai) scarseggia, specie trascorsa l’ora di gioco.</p>
<p><strong>Quello che colpisce, comunque, è l’approccio della Roma al secondo tempo col Bologna. Molle e presuntuosa</strong>, capace di rianimare un avversario che proprio non ci pensava – dinamismo di Diamanti a parte – a riprendere in pugno la gara. Ecco perché alla fine, con i fischi a condire la conclusione della gara, c’era smarrimento nel popolo giallorosso. Come se gli anni fossero passati invano. Come se lo Zeman &lt;ritrovato&gt; quello dell’attacco, ma anche della saggezza strategica – così era stato detto dopo l’Inter &#8211; fosse una pura illusione.</p>
<p><strong>Eppure, al netto di tutto ciò, la sconfitta col Bologna è frutto anche e soprattutto dell’atteggiamento della squadra. Distratta e arrogante</strong>, come se il 2 a 0 dopo 45 minuti avesse garantito i tre punti. <strong>Tante volte, troppe volte, nel recente passato e con gestioni totalmente diverse (da Spalletti a Ranieri tanto per fare due nomi) la formazione giallorossa ha offerto prestazioni improvvisamente deludenti. </strong></p>
<p>La cura Zeman, in questo senso, non è bastata – almeno per ora – ad invertire la tendenza. D<strong>omenica a Cagliari c’è già da reagire seriamente. </strong></p>
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		<title>La coscienza di Zeman</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Aug 2012 11:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Pistocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[conte]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
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		<category><![CDATA[squalifica conte]]></category>
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		<description><![CDATA[In attesa di conoscere sull’argomento il parere autorevole di Arrigo Sacchi, ci sembra interessante, alla luce degli ultimi sviluppi legati al caso-Conte, verificare quale sia realmente l’interesse dei mass-media e degli addetti ai lavori per i valori, etici e morali, dello sport piu’ amato dagli italiani. Premesso che Antonio Conte, come tutti coloro sottoposti ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/2012/08/18/la-coscienza-di-zeman/pescara-torino/" rel="attachment wp-att-908"><img class="alignleft size-medium wp-image-908" src="http://mauriziomoscablog.sportmediaset.it/wpmu/files/2012/08/small_120512-195416_Bast120512Spo_0298-397x300.jpg" alt="" width="397" height="300" /></a>In attesa di conoscere sull’argomento il parere autorevole di <strong>Arrigo Sacchi,</strong> ci sembra interessante, alla luce degli ultimi sviluppi legati al <strong>caso-Conte,</strong> verificare quale sia realmente l’interesse dei mass-media e degli addetti ai lavori per i valori, etici e morali, dello sport piu’ amato dagli italiani. Premesso che<strong> Antonio Conte,</strong> come tutti coloro sottoposti ad un procedimento, <strong>non è colpevole sino a sentenza definitiva,</strong> i fatti, attualmente, dicono che il bravo allenatore della Juventus è stato squalificato per 10 mesi per aver contravvenuto a quanto disposto dal comma 7, articolo 7, del Codice di Giustizia Sportiva, dal titolo :”Illecito Sportivo e obbligo di denunzia”.<br />
<span id="more-906"></span><br />
Secondo il dispositivo della sentenza “E’ provato che Conte sapesse della combine realizzata per la partita <strong>Albinoleffe-Siena,</strong> giocata nel maggio 2011. Carobbio riferisce che l’impegno a lasciare la vittoria all’avversario venne preso, qualche giorno prima della gara, nel corso della riunione tecnica alla quale partecipo’ tutto lo staff tecnico. A ulteriore conferma che Conte sapesse vi è la circostanza che <strong>Stellini</strong> (collaboratore tecnico dell’allenatore) ha ammesso di essere stato egli stesso, al termine della gara di andata, a conferire a<strong> Carobbio e Terzi</strong> l’incarico di contattare <strong>Garlini e Bombardini</strong> per sistemare la gara di ritorno. Ed è davvero poco credibile che Conte non fosse al corrente dell’iniziativa del suo collaboratore, anche in ragione della personalita’ e del ruolo di Conte, definito dal ds del Siena, <strong>Perinetti</strong>, “..un accentratore”. Insomma, a meno che Stellini non fosse il vero allenatore del Siena, secondo la Commissione Disciplinare Conte sapeva con certezza di una combine, e non ha detto nulla, rendendosi responsabile di Omessa Denuncia. Rimane un dubbio: visto che l’allenatore non gioca, <strong>Palazzi</strong> dovrebbe farci sapere quali sono i comportamenti che configurano l’illecito sportivo.</p>
<p>Detto che questo tipo di comportamento illecito è molto frequente nel nostro calcio &#8211; anni fa,<strong> un famoso direttore sportivo</strong> telefonava alle societa’ “amiche” per concordare le gare di ritorno subito dopo la compilazione dei calendari &#8211; non per questo motivo deve essere considerato un reato minore o, addirittura, un non-reato: anche perche,’ spesso, gli accordi per non farsi male &#8211; i famosi &#8220;due feriti meglio di un morto&#8221; &#8211; risultano fatalmente lesivi di interessi terzi, e morti ne fanno, eccome. Siamo pertanto di fronte ad un episodio grave, e inedito: un allenatore importante, l’allenatore della squadra Campione d’Italia, squalificato per tutto il prossimo campionato. Sull’argomento si e’ molto discusso, e a <strong>Zdenek Zeman</strong> è stato posto un quesito di natura etica sull’opportunita’,consentita dal Regolamento, che un allenatore squalificato continui di fatto ad allenare. &#8220;Secondo me, se un giocatore squalificato non puo’ giocare, un allenatore squalificato non puo’ allenare”  ha detto Zeman, dando quindi un giudizio etico, una opinione generica e non lesiva della dignita’ di altri tesserati. E, come sempre, sollevando un dibattito, evidentemente fondato su solidi argomenti. Infatti, come è naturale che il lavoro del calciatore comprenda l’allenamento e si realizzi nella partita, è altrettanto evidente come il lavoro dell’allenatore si svolga per la gran parte durante la settimana, trovando nella partita domenicale il suo completamento.</p>
<p>Apriti cielo: subito è intervenuto <strong>Marotta</strong>: “Il regolamento consente a Conte di allenare. Di Zeman ricordo quando, in <strong>Lecce-Parma 3-3,</strong> lascio’ la panchina e giro’ le spalle al campo”. Poi hanno rincarato la dose <strong>Prandelli</strong> (“Zeman sbaglia: tre mesi di squalifica sono gia’ troppi”), <strong>Abete</strong> (“Zeman eviti di dare giudizi sull’operato di altri tesserati”) e il presidente della Fiat <strong>John Elkann</strong> (“Per Zeman parla la sua carriera). Tutte dichiarazioni, queste sì, evidentemente lesive della dignita’ del tecnico boemo, per le quali <strong>Marotta, Prandelli e Abet</strong>e dovrebbero quindi essere deferiti. Una levata di scudi, a difesa del reo e contro Zeman, alla quale nessuno ha risposto. Nessuno, neanche chi , a parole, predica etica e morale, ma, nei fatti, è parte integrante del Sistema. Eppure a Marotta si potrebbe rispondere che l’etica non c’entra nulla con i regolamenti, e che i fatti di <strong>Lecce-Parma</strong> sono stati gia’ chiariti al Processo di Napoli. A Prandelli qualcuno potrebbe fare presente che, non avendo dimostrato grande senso etico con l’assunzione del figlio nello staff della <strong>Nazionale</strong>, dovrebbe evitare di commentare le opinioni di chi all’etica ha sacrificato anche una parte della propria carriera. Al Presidente della FIGC, Abete, invece, potrebbe essere utile ricordare che in questo paese,fino a prova contraria, esistono la liberta’ di pensiero e di parola. Infine a <strong>John Elkann</strong>, presidente della Fiat, qualcuno potrebbe dire che non è vero che conta solo vincere, ma conta anche come si vince. Sempre che a qualcuno, in questo paese, interessino i valori etici e morali dello sport.</p>
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