Italia, dov’è la vittoria?
15 giugno 2012
Se fosse un indovinello, sia pure di natura calcistica, “La Settimana Enigmistica” lo presenterebbe così. “Nella tabella che vi presentiamo c’è una stranezza: indovinate quale”. Dopodichè vi sottoporrebbe l’elenco delle partite giocate dall’Italia agli Europei del 2008 (Austria e Svizzera), ai Mondiali del 2010 (Sudafrica) e agli Europei del 2012 (Polonia e Ucraina). In tutto 9 partite. Esattamente queste.
Italia-Olanda 0-3
Italia-Romania 1-1
Italia-Francia 2-0
Italia-Spagna 2-4 (ai rigori)
Italia-Paraguay 1-1
Italia-Nuova Zelanda 1-1
Italia-Slovacchia 1-2
Italia-Spagna 1-1
Italia-Croazia 1-1
Ebbene: trovata la stranezza? Ma certo, è facile. La stranezza, nel senso di risultato insolito, è la vittoria – l’unica in 9 partite – che l’Italia colse nel terzo match del girone eliminatorio agli Europei del 2008. Era l’Italia guidata da Donadoni e a dirla tutta si trattò di una vittoria veramente buffa. Strapazzati dall’Olanda e incapaci di battere la Romania, gli azzurri erano già con le valigie in mano: ma vennero letteralmente miracolati dall’Olanda che già qualificata e a punteggio pieno (6 punti), non seguì il Primo Comandamento delle Tavole di Mosè-Buffon (“Meglio due feriti che un morto”), e pur senza interessi di classifica – sarebbe arrivata prima anche perdendo 10-0 – giocò seriamente il match contro la Romania rifilandole un 2-0 che la eliminò a vantaggio, guarda un po’, proprio dell’Italia.
E insomma: detto che il 2-0 che noi rifilammo alla Francia avrebbe potuto essere una vittoria di Pirro, e invece si trasformò in vittoria vera solo per l’onestà di un avversario inaspettatamente leale (almeno per la nostra mentalità di guitti), vale la pena di tornare all’indovinello di partenza. Per rimarcare la stranezza di quella vittoria azzurra. Che si perde nel mare dei pareggi (5, tutti per 1-1) e delle sconfitte (3, di cui una ai rigori) rimediate dall’Italia negli ultimi grandi tornei e che, chissà perché, non serve nemmeno a farci riflettere. E a farci capire che nazionale scarsa è diventata l’Italia. Sia che in panchina sieda Donadoni, sia che sieda Lippi, sia che sieda Prandelli.
Perché la verità, che nessuno vuole vedere, è che dopo i bagordi di Germania 2006 (quando battemmo 2-0 il Ghana, 2-0 la Repubblica Ceca, 1-0 l’Australia, 3-0 l’Ucraina, 2-0 la Germania e 6-5, ai rigori, la Francia), non riusciamo più a vincere una partita che è una. Talmente bidoni siamo diventati. E al pensiero del Mundial vinto da Bearzot nell’82, quando bastonammo nell’ordine Argentina (2-1), Brasile (3-.2), Polonia (2-0) e Germania (3-1), dovremmo andarci a nascondere, viste le Waterloo che inanelliamo in giro per il mondo contro qualunque Pinco Pallino continuando a crederci chissà chi. Diciamolo: se ci presentiamo a un Europeo o a un Mondiale con le nostre 4 luccicanti stelle sul petto e poi non siamo capaci di battere nessuno, nemmeno per sbaglio, nemmeno la Nuova Zelanda, allora è meglio che ci togliamo di torno e lasciamo spazio a quelli bravi. Quelli che ogni tanto, mica sempre, sia chiaro, un 1-0 lo strappano. A volte addirittura un 2-0!
Non siamo capaci di vincere nemmeno contro la Papuasia, ma siamo bravissimi a confondere le idee alla gente. E se torniamo a casa dopo il girone eliminatorio (vedi Europei del 2004 in Portogallo), piagnucoliamo e ci stracciamo le vesti perché Svezia e Danimarca non si sono scannate tra loro, e hanno fatto 2-2, peraltro seguendo alla lettera il Primo Comandamento delle Tavole di Mosè-Buffon (“Io sono il Signore Dio tuo: se col pareggio ci guadagniamo tutti, meglio due feriti che un morto”); così come siamo pronti a sgranare il rosario anche domani, se Spagna e Croazia – che nel frattempo qualche partita l’hanno vinta – faranno altrettanto nel loro terzo match. Nessuno che ricordi che il calcio si gioca per fare gol e provare a vincere qualche partita.
Non tutte. Ma almeno una.
di Paolo Ziliani
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