Pistorius, le verità nascoste
19 febbraio 2013
Non se ne salva uno, in questo 2013 che si riprende tutti i suoi eroi e ci risputa le lische di pesci inghiottiti voracemente. Prima Lance Armstrong, l’uomo che ha vinto la lotta contro il cancro. Quindi Cipollini, il nostro jet a due ruote. Infine Pistorius, quello che aveva corso più veloce del suo destino. Il punto di rottura è la pistola. L’omicidio. Quello di contatto è il doping, la menzogna. E’ una favola che finisce con il lupo che si ingurgita Cappuccetto Rosso. Qui non si vive felici e contenti. Qui, semmai, si finisce in un tunnel senza più luci della ribalta. Un posto dove si era e non si è più. Leggi il seguito »
di Alessandro Franchetti
Ora i somari possono ragliare
4 febbraio 2013
di Paolo Liguori
Alla fine, hanno esonerato Zeman: un gruppo di impiegati e funzionari del calcio italiano ha gettato la sua testa in pasto ad una campagna di informazione che- temevano- sarebbe arrivata presto a chiedere conto del loro pessimo operato.
Hanno guadagnato tempo, perché i Somari, pazzi di gioia per la vittoria, raglieranno per un po’ contro Zeman e il suo calcio impossibile. È’ la vittoria del realismo contro i sognatori, gli illusi? Neanche per sogno, il contratto di Zeman era servito a coprire in fretta le magagne dell’anno scorso, il suo esonero quelle di quest’anno.
Pensateci bene: l’esonero di un allenatore è usato in genere per dare una sferzata ad una squadra pigra, questa volta è stato usato per lanciare un segnale ai peggiori, quelli che detestano il lavoro il doppio allenamento, i ritiri. Basta guardare il Capitano, che ha seguito il Boemo con un gruppo di giovani (anche Pjanic, dipinto per settimane falsamente come scontento) e si è trovato in una forma strepitosa. Quelli che hanno esonerato Zeman l’anno scorso volevano mettere in pensione Totti. Ricordate? O i Somari vi hanno rubato anche la memoria?
Tutti ripetono sempre che contano i risultati, ma fingono di dimenticare che i risultati nel calcio sono sempre il prodotto di tre componenti: la società, l’allenatore, la squadra. Ora, la società è un disastro da due anni. I tifosi dovrebbero aver paura di una Roma in mano ai nani che hanno liquidato Zeman.
La Roma ha costruito il capolavoro di raddoppiare tutto. Due proprietà (gli americani e Unicredito); due direttori (Baldini e Sabatini); due amministratori delegati (Fenucci e Zanzi); due avvocati plenipotenziari (Baldissoni e Tonucci). Due di tutto, in un mondo che per funzionare deve avere un solo comandante in capo.
Adesso avremo anche il doppio allenatore, perché Andreazzoli, uno dei sette-ottocento simili che il calcio offre nelle serie minori e nelle giovanili, sarà affiancato da Muzzi ( e Zago). Un manicomio, con i giornali che preannunciano Panucci ( naturalmente affiancato, perché non ha il patentino). Di un simile disastro programmato si può chiedere conto a Zeman? Lui è l’unico del quale sappiamo tutto.
La squadra, poi, è un rebus, come sempre quando manca il padrone. Anche la squadra negli ultimi anni ha costruito due Capitani: Totti e De Rossi. Due uomini, due mondi diversi: del primo sappiamo tutto, sul campo e fuori. Del secondo si parla moltissimo ma negli ultimi anni ha dato alla Roma meno di quanto vale.
Colpa di Zeman? Raccontatela ai turisti di passaggio, ai lettori distratti. La crisi di Daniele è cominciata tre anni fa, sia sul piano personale che su quello tecnico. Da allora ha perso serenità e continuità. Ma è sempre colpa di qualcun altro. Intanto, il suo ingaggio è il più alto, il 50 per cento più alto di quello di Balotelli ( 6 contro 4) e, al netto di Zeman, il paragone e’ pesante. Per farla breve, la Roma ha una forte caratura tecnica, ma una disponibilità umana troppo scarsa.
Per risollevarla, ci vorrebbe uno come Zeman, un cambiamento vero. Peccato che sia stato impallinato dagli orrendi funzionari del regime di Trigoria. E noi, i tifosi? La decisione ci ha avvilito, il modo ci ha indignato. Zeman ci manca.
di Redazione
Striscioni: trovate i colpevoli!
3 dicembre 2012
di Francesco Vecchi
Ricorro alla statistica. Sperare che tra le 40, 50, 60 mila persone che popolano uno stadio non ci sia nemmeno un manipolo di imbecilli, è da stupidi o comunque troppo ottimisti. Ce l’ho con chi, di fronte agli striscioni su Speziale, su Superga, su Arcidiacono, si riempie la bocca di inutile retorica. Ho già sentito troppe volte chiedersi “dove finirà il nostro calcio”, parlare di “immagine in declino”, ricorrere all’esempio degli altri paesi come fossero paradisi terrestri. E poi non fare nulla. Leggi il seguito »
di Redazione
Pato, arrivederci e grazie
22 novembre 2012
Arrivederci e grazie. Quando un giocatore dice:”Adesso arriva il mio procuratore e devo parlare con lui perché voglio giocare di più”, mi sale il sangue alla testa. E come dire, mi hai fatto uno sgarbo, adesso lo dico alla mamma e ti faccio vedere io. Arrivederci e grazie di niente, Pato. Leggi il seguito »
di Nicola Calathopoulos
Cavani fuori dal Pallone d’oro? Vergogna!
9 novembre 2012
Dai, su, il Pallone non è una roba seria. In molti lo pensano da anni, ma quello che è successo, anzi che succederà, il prossimo 9 gennaio sarà la pietra tombale su un riconoscimento che fa acqua da tutte le parti. Cosa succederà? Che Cavani non potrà vincerlo perché non è stato inserito nemmeno nella rosa, anzi il rosone, dove ci sono cani e porci, dei 50 candidati. Leggi il seguito »
di Nicola Calathopoulos
Squalifiche senza un senso
5 ottobre 2012
Per commentare la sentenza, bisogna conoscere le motivazioni che hanno portato il Tnas a ridurre la squalifica di Conte. Saranno rese pubbliche nei prossimi giorni. In attesa, sorge insopprimibile una considerazione: le squalifiche agli allenatori, così come sono congeniate oggi, sono ridicole. Il caso Conte ha portato alla luce in tutta la sua evidenza questo fatto. Leggi il seguito »
di Nicola Calathopoulos
Roma, la rivoluzione è un’utopia
1 ottobre 2012
A parole tutti bravi. Anzi, fenomeni. Alla Roma la cultura della sconfitta produce effetti meravigliosi. Walter Sabatini, copiando Franco Baldini cinque mesi dopo i 4 gol presi a Lecce, afferma dopo i 4 rimediati sabato a Torino: “Abbiamo sopravvalutato alcuni giocatori”. La rivoluzione di mercato mandata a quel Paese in un niente. E poi Zeman: “I giocatori non fanno quello che gi chiedo, non mi seguono”. Dopo 3 mesi di lavoro intenso, una dichiarazione di fallimento preoccupante. In mezzo i giocatori, che per voce di De Rossi, bacchettano chi, come Zeman, aveva parlato di scudetto. Leggi il seguito »
di Redazione
Inter, sei ancora un’ipotesi
24 settembre 2012
A tutto c’è un limite, anche alla pazienza. Quella dei tifosi nerazzurri che di fronte all’ennesimo flop casalingo sfogano sonoramente, a suon di fischi, la loro rabbia, la loro delusione.
Impossibile e ingiusto dare loro torto. L’Inter è ancora un’ipotesi, un teorema ben lontano dall’essere dimostrato sul campo, nonostante Stramaccioni sostenga di aver visto la miglior prestazione interna della sua squadra.
di Bruno Longhi
Zeman vittima del virus giallorosso
16 settembre 2012
Dalla lotta scudetto alla depressione. La Roma zemaniana riavvolge il nastro della memoria e torna indietro di 13 anni, alle due stagioni in giallorosso del boemo, quando c’erano gioie e tanti dolori. Ma allora, a guardar bene, c’era una squadra garibaldina, votata all’attacco e ad una difesa estrema nella tattica del fuorigioco, quasi assurda. Contro il Bologna no.
di Redazione
La coscienza di Zeman
18 agosto 2012
In attesa di conoscere sull’argomento il parere autorevole di Arrigo Sacchi, ci sembra interessante, alla luce degli ultimi sviluppi legati al caso-Conte, verificare quale sia realmente l’interesse dei mass-media e degli addetti ai lavori per i valori, etici e morali, dello sport piu’ amato dagli italiani. Premesso che Antonio Conte, come tutti coloro sottoposti ad un procedimento, non è colpevole sino a sentenza definitiva, i fatti, attualmente, dicono che il bravo allenatore della Juventus è stato squalificato per 10 mesi per aver contravvenuto a quanto disposto dal comma 7, articolo 7, del Codice di Giustizia Sportiva, dal titolo :”Illecito Sportivo e obbligo di denunzia”.
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di Maurizio Pistocchi

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