Ibra-Robinho,troppa esaltazione
Ce l’ho con… l’esaltazione quasi unanime per gli arrivi di Ibrahimovic e Robinho al Milan. Intendiamoci, per il nostro movimento calcio è tutta manna, con loro le distanze tra Inter e Milan si sono accorciate (anzi, c’è chi adesso vede favoriti i rossoneri). Due grandissimi giocatori, quasi superfluo ripeterlo: Ibra lo conosciamo bene, un mix di tecnica e potenza che fa vincere gli scudetti (sul campo, sette su sette nelle ultime sette stagioni: Ajax, Juve, Inter e Barcellona) anche se non regala grandi soddisfazioni in Europa; Robinho è un vero spasso per gli occhi, un talentuoso che diverte. Leggi il seguito »
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Supermario e i coccodrilli
Tutti quelli che hanno vomitato addosso a Balotelli qualche mese fa, se la prendono con l’Inter perché lo ha venduto. E parlano di occasione persa per il calcio italiano. Ma come –dicono- uno dei nostri migliori giovani deve andare a giocare all’estero? Non si parlava di un rilancio del calcio italiano e della nazionale da affidare proprio alla crescita dei giovani talenti? Il nostro calcio –concludono- ne esce impoverito.
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Il fair-play de noantri
L’italico calciomercato ai tempi della crisi è stato definitivamente affossato dal forfait dell’Inter, società che grazie alla prodigalità del suo presidente e proprietario aveva sempre mosso le acque d’estate. Ora invece anche il mare nerazzurro è piatto: una nuova politica di morigeratezza che scaturisce da strategie societarie sincronizzate su un futuro non lontano (leggasi il passaggio di mano ad Angelomario Moratti), ma spiegate, almeno ufficialmente, dalla necessità di ottemperare alle nuove norme Uefa sul fair-play finanziario.
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Melo, il colpo del secolo
Dopo Olanda-Brasile c’è finalmente un serio candidato al Pallone d’Oro. Sneijder? Sì, certo. Ma anche no. C’è un altro personaggio che lo merita. E’ Pantaleo Corvino, abilissimo uomo mercato della Fiorentina, capace di rifilare il pacco-Felipe Melo alla Juventus per 25 milioni un anno fa. Dopo i disastri del centrocampista che Dunga ha sempre reputato indispensabile, cresce l’ammirazione per la lungimiranza di Corvino. Una stagione catastrofica in maglia Juve, tra scempi tecnici e comportamenti irritanti verso compagni e tifosi, anche in Sudafrica il costosissimo centrocampista brasiliano ha dato l’ennesima dimostrazione di inadeguatezza a grandi livelli. Leggi il seguito »
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Blatter, adesso ha capito?
C’è solo un aspetto positivo nel fattaccio di Germania-Inghilterra, nell’improvviso black-out visivo di Larrionda e dei suoi assistenti sul gol negato a Lampard: che la figuraccia sia andata in scena davanti agli occhi di Blatter, il “signor no” della moviola in campo presente in tribuna a Bloemfontein.
“La tecnologia ucciderebbe l’amore per il calcio” parole e musica dell’ineffabile presidente della FIFA una ventina di giorni fa, alle soglie di Sudafrica 2010. Una frase per respingere l’ennesima richiesta di aiuti al passo coi tempi per un gioco, quello del calcio, vittima del suo conservatorismo. Leggi il seguito »
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La controfigura di Lippi
Giovedì ci giochiamo tutto con la Slovacchia. Nemmeno le previsioni più pessimistiche programmavano un’ultima giornata da “dentro o fuori” per la nostra nazionale. Il girone morbido, con avversari tutt’altro che irresistibili, spostava le ipotetiche difficoltà nella seconda fase, quella a eliminazione diretta. Ma questa è una nazionale capace di stupirci negativamente. Lippi continua ad appellarsi alla sfortuna, ma non si rende conto (o fa finta di non rendersi conto) delle magre figure che stiamo facendo.
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E ora tutti sul carro di Diego
di Marco Cherubini
Due partite, due vittorie. Cinque gol fatti e uno solo subito, ma soprattutto Gonzalo Higuain protagonista della prima tripletta del mondiale. Signori, le chiacchiere stanno a zero. Questa è l’Argentina di Diego Armando Maradona. In tanti, troppi, l’avevano criticato. Assurda – dicevano – la sua lista mondiale; impensabile ragionare con Milito in panchina. Insomma, con Maradona di mezzo, il solito coro di critiche, anche cattive e spesso pretestuose.
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Cassano va con il satellite
I tempi per un attaccante sono tanto, quasi tutto. E i tempi, di solito, Antonio Cassano, non li sbaglia. In mezzo al campo. Fuori, invece, dimostra di avere un ritardo degno di un collegamento via satellite. Ora, va bene avercela con Marcello Lippi: tra tutti quelli che criticano il cittì, Antonio è quello ad averne più diritto di tutti. Ma perché farlo adesso? Un ritardo che suggerisce ai maligni di accattivarsi forse le simpatie del cittì prossimo venturo? Quel Prandelli che a Perugia, nell’estate di 6 anni fa, in una amichevole della Roma contro la squadra umbra fu sconcertato dai comportamenti di un Cassano più giovane e senza dubbio più scapestrato di quello odierno? Peccato. Leggi il seguito »
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Lippi, peggio di così…
Poche voci fuori dal coro dopo l’esordio azzurro a Sudafrica 2010. Quasi tutti uniti dal commento positivo: “Tanta, anzi tantissima Italia”, “L’Italia è tosta!”, “Che grinta, ma non basta”, “Orgoglio Italia”, e avanti così con violini imbracciati dal commentatore di turno. Essendo questo uno spazio che sopravvive in memoria del caro Maurizio, mi metto per un attimo nei suoi panni. A lui, sono sicuro, quest’Italia non sarebbe affatto piaciuta. Il giorno dopo avrebbe reclamato la fantasia rimasta a casa di Cassano e Balotelli, si sarebbe chiesto come si sia stato possibile sprecare complimenti per una squadra che ci ha provocato tanti sbadigli e poche emozioni.
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Ce l’ho con Corioni e…
Qualcuno faccia qualcosa. Il giocatore più in forma del Torino non giocherà la finale play-off di ritorno perché, dopo aver ricevuto una gomitata in faccia, forse ha bestemmiato. La partita di domenica sarà una partita falsata. Falsata da una norma ridicola e da un atteggiamento farisaico che si è improvvisamente impossessato del nostro calcio. Qui non si teorizza il ricorso alla bestemmia libera, non si cerca una giustificazione teorica per chi se ne serve; dico semplicemente che è praticamente impossibile (a meno che non venga colta direttamente dall’arbitro o dai giudici di gara) decifrare il labiale in televisione o stabilire, da parte di chi ascolta, il confine percettivo tra zio e dio. Leggi il seguito »
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